Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>36</b> Eventi da me promossi
<b>178</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>146</b> Impegni in Italia
<b>56 </B> Missioni e incontri internazionali
27-06-2013
TERZO SETTORE
"ITALIA-BRASILE: UN ALTRO SVILUPPO E' POSSIBILE"
Ecco il saluto di Marina Sereni ai partecipanti.

Care amiche e cari amici,

permettetemi prima di tutto di salutare i nostri ospiti brasiliani, l'ambasciatore del Brasile in Italia, i rappresentati del Governo italiano, i colleghi deputati che hanno accolto questo nostro invito, gli esperti che ci accompagneranno in queste due giornate.

A me spetta di spiegare molto brevemente le ragioni e il senso di questo incontro di studio sulla normativa delle organizzazioni civili e del Terzo Settore, nato nel quadro di un programma di cooperazione tra il nostro Paese e il Brasile che vede coinvolte cinque Regioni italiane e che, come avrete modo di vedere dal materiale in cartella, ha riguardato e riguarda molti aspetti dello sviluppo locale.

Non credo sia una forzatura dire che questa esperienza di cooperazione è un po' figlia dell'esperienza del Forum Sociale Mondiale, nato a Porto Alegre, capitale del Rio Grande do Sul, nel 2001. In quel periodo in molti dall'Italia - esponenti di movimenti, associazioni, sindacati, Enti Locali - ci recammo in Brasile sotto lo slogan "Un altro mondo e' possibile". Quella mobilitazione nasceva da un'analisi critica della globalizzazione in atto, dalla convinzione che l'ideologia neoliberista, allora dominante ed egemone, stava producendo nuove disparità e ingiustizie, tra i paesi e all'interno dei singoli paesi.

C'erano una buona dose di ingenuità e anche idee decisamente sbagliate in quel movimento. Ma oggi, alla luce della drammatica crisi economica e sociale che dal 2008 ha investito gli Stati Uniti e l'Europa; oggi, che in tanti citano studiosi come Stiglitz o Krugman; oggi, che dai Governi e dai Parlamenti sentiamo salire una critica al liberismo e al modello di capitalismo finanziario che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni, dobbiamo forse rivendicare l'intuizione che in quegli anni animava quella galassia. Un mercato senza regole, una globalizzazione dell'economia e della finanza non accompagnata da una adeguata dimensione politica e istituzionale, se da un lato hanno creato opportunità e ricchezza - e per molti aspetti il Brasile e gli altri paesi emergenti lo dimostrano - dall'altro hanno prodotto profondi squilibri e instabilità.

Non è questo l'oggetto del nostro incontro: tuttavia se, come spesso diciamo, siamo di fronte - in Europa e nel mondo - al fallimento di un modello, ad una crisi di sistema, allora per uscire da questa fase di recessione e di rallentamento della crescita, per accorciare le distanze e combattere le diseguaglianze, abbiamo bisogno di ricercare e sperimentare strade nuove, nuovi modelli di sviluppo. Ecco, mi sembra questa la cornice entro cui inquadrare il nostro seminario.

Creare lavoro e produrre benessere, intrecciare solidarietà e sviluppo, investire sull'impresa sociale e su una nuova idea di welfare, valorizzare la partecipazione e la dimensione comunitaria: su questa frontiera una riflessione sui soggetti del Terzo Settore, sia sulle norme che ne definiscono il profilo e il ruolo sia sulle politiche che ne consentono il pieno dispiegamento, è indubbiamente di grande attualità e credo possa costituire un tassello importante nell'ambito della cooperazione e collaborazione tra il nostro Paese e il Brasile.

Questo incontro di studio ci offre dunque una duplice occasione: da un lato fare il punto sullo stato dell'arte in Italia per quanto riguarda le politiche di welfare e il ruolo delle organizzazioni del Terzo Settore. La presenza qui oggi sia della Vice-ministro Guerra che del collega Patriarca, animatore dell'intergruppo parlamentare sul Terzo settore, consentirà ai nostri amici brasiliani tra l’altro di avviare un confronto sia con il Governo che con il Parlamento su questi temi.

Dall'altro la presenza del Sottosegretario Giro e del Ministro Gaudiano ci permettono di approfondire e rilanciare le ragioni della cooperazione tra l'Italia e il Brasile. Chiunque abbia lavorato in questi anni sul terreno della cooperazione internazionale sa che la ristrettezza delle risorse si è fatta sentire pesantemente, che abbiamo faticato a mantenere gli impegni presi a livello internazionale, che di fronte alla crisi economica in atto ogni iniziativa va giustificata e motivata. Tuttavia mi permetto di sottolineare come lo sviluppo di relazioni di cooperazione tra il nostro Paese e l'America Latina, oltre a rafforzare i legami di amicizia con popoli a noi vicini per storia e cultura, offre anche importanti opportunità di crescita per le nostre aziende più dinamiche e innovative.

Insomma proviamo a passare dallo slogan “un altro mondo è possibile” ad una sfida più concreta che parte dal basso, dal territorio e dalle comunità: un altro sviluppo e un altro welfare locale sono possibili!

Concludo ringraziando l'Ufficio Studi, l'Ufficio Relazioni Internazionali, l'Ufficio del Cerimoniale della Camera e il Centro riproduzione Documenti senza la cui collaborazione queste giornate di studio non sarebbero state possibili.

 

Marina Sereni, 2009-2015