Marina Sereni
Marina Sereni
<b>941</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>142</b> Interventi a Montecitorio
<b>128</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
09-07-2017
BARETTA: "SALVAGUARDATA L'ECONOMIA DI UN TERRITORIO RISPETTANDO LE REGOLE UE"
INTERVENTO DI PIERPAOLO BARETTA
Sottosegretario di Stato per l'Economia e le finanze

Grazie Presidente. Mi concentrerò su alcune risposte in un dibattito che considero molto utile anche nei toni e nelle modalità, al di là delle differenze di opinioni. L’onorevole Galli ha posto una questione molto rilevante nel dibattito di questi settimane, ha reso evidente come nelle diverse situazioni che abbiamo affrontato (le due ultime a livello italiano, Monte Paschi e le due venete, ma il riferimento è aperto anche alla questione spagnola), in nessuno di questi casi, è stato usato il bail-in. Credo che questo apra una riflessione interessante, importante, nella discussione futura sulle regole europee. La ragione per la quale non è stato applicato in nessuno dei due casi italiani il bail-in è quella che certamente non corrisponde quello strumento, in astratto con delle regole anche logiche come la partecipazione di tutti i soggetti in caso di fallimento, alla realtà di fatto. Nel caso delle due venete, soprattutto l’onorevole Pesco, ha ricordato all’inizio del suo intervento tutta la operazione delle baciate e noi abbiamo ben presente che nel caso delle venete non si può negare che non ci sia stato misselling. Quindi, applicare il bail-in che coinvolge addirittura i correntisti, sia pure nella misura superiore ai 100 mila euro, o coinvolge buona parte degli obbligazionisti, sempre diverso è il caso degli azionisti in termini generali, avrebbe avuto un effetto francamente irrispettoso di un percorso che noi stessi consideriamo anomalo e di mala gestio. Tant’è che questo è uno dei temi che ha portato poi a far sì che il Governo favorisse la costituzione della Commissione d’inchiesta. Ma sempre l’onorevole Pesco ha posto altre tre questioni che meritano di essere approfondite nel dialogo che si è aperto. La prima l’ha posta anche l’onorevole Paglia: sì, noi avremmo preferito le precauzionali, non l’abbiamo mai negato e lo diciamo ancora oggi. La strada delle precauzionali che abbiamo adottato per il Monte Paschi è la strada che a seguito del decreto che avevamo, non a caso, richiesto e votato qualche mese fa, è considerata per il Governo la strada più convincente, perché è quella che consente un intervento diretto nella gestione, un cambiamento di approccio, che consente il massimo della tutela possibile nella legislazione data e consente di arrivare a poi rimettere nel mercato le banche una volta risanate con uno sforzo pubblico, sicuramente, ma uno sforzo ben finalizzato e, peraltro, ben chiaro anche nell’assunzione di responsabilità. Nel caso del Monte Paschi addirittura arriviamo a diventare azionisti al 70 per cento, quindi un’operazione di assoluto rilievo. Qual è la ragione per la quale non siamo stati in condizioni di arrivare fino in fondo su questa strada che consideriamo la migliore nel caso specifico? Quella che ad un certo punto è emersa è questa necessità da parte dell’Unione europea di considerare necessario un apporto di capitali privati più o meno stimati, con la motivazione esplicita che dovendo intervenire del capitale pubblico, e non potendo il capitale pubblico azzerare debiti pregressi, ci fosse un intervento sistemico del mercato privato. Il mercato privato non ha aderito a questa impostazione. Ora io penso, lo dico al di là del decreto, ma approfitto della discussione che si è aperta, che questo è un tema che sarà necessario approfondire. Perché il mercato privato non ha aderito a una soluzione tutto sommato non clamorosamente impossibile anche sulla cifra presentata? Credo che le ragioni siano più di una, voglia accennarle proprio per lasciarle ad una riflessione futura. La prima è che se per mercato privato intendiamo il sistema bancario, il sistema bancario riteneva di aver già dato, avendo partecipato alla situazione di Atlante uno e Atlante due, e quindi di aver contribuito già ad esempio nel caso delle Venete al loro salvataggio. La seconda ragione è che probabilmente il mercato complessivamente inteso non credeva che il Governo andasse fino in fondo e probabilmente pensava che alla fine si arrivasse al bail-in, si arrivasse quindi ad una situazione nella quale quei soldi immessi sarebbero stati tutti a fondo perduto e non sarebbero entrati in un percorso invece di rivalutazione progressiva sulla base di un piano industriale di rilancio. Se è stato così, è stato un errore di valutazione, una cosa sbagliata, perché noi abbiamo detto chiaro che non avremmo lasciato fallire le due banche e che avremmo trovato tutte le strade per evitare questo. La terza ragione che invece meriterà approfondimento è quella che (e lo dico anche all’onorevole Busin, anche per concomitanza territoriale, visto che lui ha fatto riferimento al fatto che per fortuna con gli ultimi amministratori si è riuscito a capire qualcosa) anche il mercato privato non ha reagito, forse per le stesse motivazioni. Mi chiedo se non è stata persa un’occasione da parte del marcato complessivamente inteso, pur capendo che quella quota sarebbe apparentemente andata in un fondo perduto, ma avrebbe costituito un ingresso in un percorso… Non è necessario che il precauzionale veda l’apporto al 100 per cento dello Stato, avrebbe potuto essere compartecipato da soggetti privati. È una riflessione più ampia che meriterà di essere fatta. Quindi, sì avremmo preferito la precauzionale, poi la misura del mistero con il quale è ad un certo punto emerso questo contributo, se si tratta di un mistero gaudioso o no, lo vedremo a valle. Sicuramente, però, noi abbiamo dovuto prendere atto delle indicazioni che ci vengono dall’Europa e dell’assenza di risposta del mercato e ci siamo cautelati, sempre con l’idea di non applicare il bail-in e di dare una soluzione. La seconda osservazione che l’onorevole Pesco fa riguarda l’offerta di Intesa. Al di là della terminologia, è chiaro che chi compera o chi intende comperare mette delle condizioni, fa parte di una trattativa tra privati, può essere condivisa o non condivisa, piacere o non piacere, ma è del tutto evidente, ed è chiaro nel quadro della gara. So che c’è un’osservazione - non è emersa questa mattina, ma era emersa nel dibattito in Commissione -, se cinque giorni erano troppi o erano pochi. Vedete, quando si è capito che il mercato non reagiva positivamente alla possibilità di fare la precauzionale, noi ci siamo messi in moto, affidando ad un advisor l’apertura di un confronto. Da dove nasce l’urgenza? Nasce dal fatto che il tempo passava e la non reazione positiva del mercato alla possibilità della precauzionale, sulla quale noi eravamo – ripeto – pronti, beh, ha creato un’accelerazione del processo di analisi da parte dell’Unione europea, per cui l’incombenza della dichiarazione di fallimento la sentivamo arrivare ora per ora, giorno per giorno, tant’è che siamo arrivati ad un certo punto, il venerdì, che ci siamo rapidamente dovuti attrezzare per una soluzione rapida, perché era stata annunciata dall’Unione europea, di fatto, la conclusione dell’iter. Di fronte a questa gara, diciamo breve nel tempo, ma trasparente nel merito - è stato detto prima, tutti sapevano quello che si stava facendo -, alcuni operatori hanno risposto con soluzioni parziali, l’unica soluzione completa era questa che è stata fatta da Intesa e su questo abbiamo costruito le condizioni. Quali erano le condizioni, nel momento in cui lo Stato non vuole applicare il bail-in, che ha davanti a sé come prioritarie? La prima che non si chiudessero gli sportelli, perché un ipotetico non fallimento teorico, con sportelli chiusi il lunedì, avrebbe coinciso lo stesso a un fallimento di fatto e a una sensazione di panico. La prima era che non si chiudessero sportelli. La seconda è che non ci fossero soluzioni traumatiche per i lavoratori, per l’occupazione; l’onorevole Pesco lo ricordava, facendo il calcolo della distribuzione tra i dipendenti delle due banche e i dipendenti di Intesa. La terza, che si riducesse al minimo possibile il danno per i risparmiatori e cioè ci fosse un salvataggio dei correntisti - parliamo di decine di miliardi di soldi depositati - e il più possibile degli obbligazionisti, per i quali, oltre all’operazione dell’80 per cento, che spetta allo Stato nelle regole del BRRD, c’è il contributo del 20 per cento di Intesa per arrivare a coprire il 100 per cento. Su questi parametri noi abbiamo ritenuto la proposta possibile anche nella separazione tra la bad bank e la good bank. Quindi, da questo punto di vista il vero senso di questa operazione è aver salvaguardato l’economia di un territorio, non aver consentito cioè che una ricaduta drammatica che ci sarebbe stata in caso di fallimento o di bail-in, di liquidazione non coatta o di bail-in, avesse avuto un effetto dirompente per il territorio. La terza osservazione che fa l’onorevole Pesco riguarda, invece, la parte relativa al valore del recupero degli NPL. Come sa, il valore di recupero degli NPL è il 46,9, non il 50, si arriva a quella cifra perché noi riteniamo che si possano recuperare al 100 per cento le inadempienze probabili, quelle migranti in bonis, al 46,9 quelle migranti in sofferenze, al 46,9 le sofferenze lorde; quindi il 55 è il 46,9 più la parte che, volgendo in bonis, noi valutiamo migliori la percentuale complessiva. Come siamo arrivati a stimare questo 46,9? Certo, ci siamo affidati a studi recenti e in particolare a I tassi di recupero delle sofferenze di Ciocchetta, Conti, De Luca, Guida, Rendina e Santini, attraverso l’intervento di Banca d’Italia, che ha fatto una valutazione che è stata pubblicata nel Bollettino il 7 gennaio di quest’anno. Quindi, abbiamo preso dei riferimenti molto probabili, scientificamente consolidati. Quanto tempo ci metteremo a recuperare? Questo è l’altro punto che ha posto l’onorevole Paglia, perché è importante ai fini dell’operazione complessiva. Noi abbiamo stimato che il 90 per cento di questa operazione arriva entro 7-8 anni, quindi è un periodo non brevissimo, ma è un periodo insomma che ha una sua visibilità e prevedibilità possibili. È chiaro che da questo punto di vista noi ci siamo mossi con l’obiettivo preciso di trovare soluzioni a un problema che aveva queste caratteristiche e che mi pare che in questo modo ha trovato le risposte necessarie. Io penso, concludendo, Presidente e colleghi, che, quando si dice: “non c’erano alternative”, si vuole rappresentare questo schema di ragionamento, che può essere condiviso o non condiviso, ma non si dice: “non c’erano alternative”, perché abbiamo rinunciato a riflettere, ma perché abbiamo scelto fondamentalmente di non accettare una conclusione drammatica che fosse di ricaduta sull’economia di un territorio tra i più importanti non solo d’Italia, ma della stessa Europa. Il fatto che nel non esserci alternative emergano i problemi che io ho rapidamente e in maniera sommaria descritto, da quello più generale posto dall’onorevole Galli del perché no al bail-in e cosa apre questo in una discussione sistemica, a quelli di merito della salvaguardia il più possibile dei risparmiatori, a quello fondamentale che non chiudessero lunedì mattina gli istituti, beh, si capisce che, da questo punto di vista, questa operazione è in parallelo a quella di Monte Paschi, ma soprattutto, come noi pensiamo, chiude una fase - chiude una fase - e ci può consentire di affrontare la prospettiva del sistema bancario italiano avendo messo sotto controllo due situazioni che potevano diventare entrambe con conseguenze sistemiche. Penso che si possa dire che abbiamo svoltato dal punto di vista della condizione più drammatica, ora si tratta di affrontare il grande problema che abbiamo di fronte. La differenza, onorevole Paglia, tra gli NPL delle quattro banche e questi è che oggi è cambiato il quadro, oggi si parla in maniera trasparente di un mercato degli NPL, che può diventare addirittura un’opportunità, se ben gestito, e non soltanto una fregatura. Allora eravamo in un quadro diverso e questa è l’ultima considerazione che voglio fare. C’è un percorso, un percorso di affinamento progressivo non soltanto della posizione del Governo, della posizione del Parlamento, della posizione dell’Europa: come si sono affrontate le questioni delle crisi bancarie è il risultato di una linea di graduale riflessione di quadro di riferimento diverso. La stessa situazione spagnola è stata diversa e in questo quadro è molto importante tener conto del quadro evolutivo; il quadro evolutivo dimostra che l’approccio con il quale noi abbiamo affrontato le questioni ha, da un lato, delle coerenze - evitare le conseguenze sistemiche – e, dall’altro, dei progressivi assestamenti di innovazioni che possono consentire di guardare con fiducia le prospettive (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

 

Marina Sereni, 2009-2015