Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>35</b> Eventi da me promossi
<b>170</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>141</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
09-07-2017
SANGA: "ABBIAMO SALVATO I RISPARMI DI 2 MILIONI DI FAMIGLIE"
L'INTERVENTO DI GIOVANNI SANGA (PD), RELATORE DI MAGGIORANZA

Grazie, Presidente. La conversione di questo decreto ha fatto discutere molto in queste settimane. Abbiamo discusso in Aula per le pregiudiziali, in Commissione, ora di nuovo in Aula; si è discusso nei tanti luoghi di dibattito e di confronto nel nostro Paese, si è discusso sui territori. Le banche coinvolte avevano un forte radicamento territoriale, rappresentavano un punto di riferimento imprescindibile, soprattutto per le comunità del Veneto. Queste banche sono state spesso identificate con l’intraprendenza, la laboriosità, il rigore, la solidità di quelle terre, terre segnate da un forte dinamismo imprenditoriale, da una cultura del lavoro, che non ha eguali in Italia e in Europa. Quello che è avvenuto ha sconvolto l’intero Paese. Negli ultimi tempi, dietro la parvenza dell’efficienza e della garanzia, che questi istituti di credito manifestavano, si nascondevano illegalità diffuse, clientele, interessi personali, una gestione criminale dell’azienda e dell’erogazione del credito, che ha seminato sconcerto, disprezzo, ha distrutto un rapporto di fiducia ultra secolare. Presidente, mi è capitato di partecipare a dibattiti pubblici in Veneto su questi temi. Ho toccato con mano le sofferenze degli abitanti, che invocano giustizia sulle malefatte di quegli amministratori e noi vogliamo essere sicuri che la giustizia possa e debba fare il suo corso fino in fondo sul piano delle responsabilità penali e patrimoniali, distinguendo l’agire degli amministratori colpevoli da quelli che negli ultimi tempi hanno retto la sorte di questi istituti per evitarne il tracollo e il fallimento. In quei dibattiti emergevano spesso i racconti inquietanti e le trame di presunte commistioni tra gli amministratori della Banca Popolare di Vicenza e della Veneto Banca con il sistema di potere locale, non solo per la parte politica che da tempo governa quelle lande, ma anche di un certo mondo professionale, di settori dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione, che più volte e in diverse occasioni si sono seduti allo stesso banchetto. Presidente, lo abbiamo detto più volte in quest’Aula, l’Italia insieme all’Europa e al mondo occidentale ha vissuto in questi anni una crisi profonda, più precisamente ha vissuto anni di recessione, che hanno portato a meno 11 per cento di prodotto interno lordo, meno 25 per cento di produzione industriale, meno 30 per cento di investimenti. Questa crisi profonda ha coinvolto l’intero sistema produttivo del Paese, anche le terre dinamiche e creative da un punto di vista imprenditoriale. Nelle regioni Veneto e Lombardia alcuni settori dell’economia hanno assunto un’altra fisionomia, si pensi solo al comparto dell’edilizia, dove sono cessate la metà delle imprese e dimezzati i lavoratori. Il sistema bancario non poteva non risentirne, le sofferenze e i crediti deteriorati sono cresciuti a dismisura. Premesso questo, in Veneto è successo qualcosa di più, oltre alla crisi: una gestione dissennata al di là di ogni regola di buona amministrazione ha portato al dissesto delle due banche e, quindi, alle decisioni non più rinviabili di questa settimana. Dopo giorni frenetici di valutazioni, analisi, esami comparati tra il nostro Governo e le autorità competenti, l’organismo di vigilanza ha dichiarato che le due banche erano ormai in uno stato di probabile fallimento. La procedura di ricapitalizzazione precauzionale non è stata considerata percorribile, in quanto la DG Competition aveva chiesto più di un miliardo di capitali privati, oltre ai fondi pubblici, ma i capitali privati non si sono più resi disponibili. Di fronte al rischio del fallimento, del tracollo del sistema veneto, con gli effetti devastanti per l’economia italiana, le autorità europee ed il nostro Paese hanno allora concordato sulla procedura di liquidazione coatta amministrativa: è il decreto che stiamo esaminando oggi, Presidente. Lo voglio dire a tutti coloro che sono stati turlupinati e imbrogliati: questo decreto non può fare miracoli e riportare indietro il tempo e le lancette dell’orologio, ma mette certamente un punto alla crisi generata in questi anni. L’accordo con Banca intesa, risultato di una procedura, che poi avrò modo di descrivere, era forse l’unico possibile nel contesto attuale del panorama del settore creditizio. Non dobbiamo avere reticenze alcune, Banca Intesa è una delle più solide banche a livello europeo. Altri istituti sono già impegnati nel nostro Paese in azioni importanti di risanamento: UBI ha rilevato le tre banche in risoluzione, a seguito dei procedimenti del 2015, UniCredit è stato impegnato in una rilevante operazione di aumento di capitale dal valore di 13 miliardi di euro nei mesi appena trascorsi, Banca Popolare di Milano e Verona hanno costituito all’inizio del 2017, di quest’anno, la nuova banca Banco BPM, il gruppo Iccrea sta intensamente lavorando con le BCC sul territorio, al fine di dare seguito alla riforma del credito cooperativo che lo scorso anno il Parlamento ha approvato. Questo per citare i principali istituti di credito italiano. Stiamo allora con i piedi per terra, guardiamo alla realtà per quella che effettivamente è, per come si presenta. Il decreto del 25 giugno ha consentito che il lunedì mattina tutti gli sportelli bancari della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca fossero di nuovo aperti, i correntisti avessero garantiti i loro depositi, gli imprenditori potessero mantenere le linee di credito, i mutui e i finanziamenti per le attività produttive, le famiglie e le aziende guardassero avanti, al domani, con maggior fiducia e serenità. Nessun dipendente è stato licenziato e, quindi, nessuno ha perso il posto di lavoro; occorre restituire serenità ad una comunità, quella del Veneto, che molto ha dato alla crescita sociale e allo sviluppo economico dell’intero nostro Paese. Mi soffermo su alcuni aspetti del provvedimento in esame, lasciando, invece, agli atti la descrizione più puntuale di ogni articolo. Primo, la selezione dell’acquirente, Banca Intesa San Paolo, che è stato individuato sulla base di una procedura aperta e trasparente che ha coinvolto sei potenziali acquirenti, cinque gruppi bancari e un gruppo assicurativo. È stata fatta un’asta con due offerte di acquisto vincolanti, quella di Intesa è risultata essere la migliore, idonea ad assicurare la continuità aziendale; così si legge nella relazione della Banca d’Italia inviata al Parlamento. Secondo, sul tema “aiuti di Stato”. È stata molto discussa questa questione, direi, anche, strumentalmente e a sproposito, in questi giorni. Sempre Banca d’Italia ribadisce che l’operazione nel suo complesso e, in particolare, la scelta di erogare un aiuto di Stato nell’ambito della procedura di liquidazione nazionale, è pienamente conforme con la normativa europea ed è stata valutata compatibile con le norme sugli aiuti di Stato. Gli orientamenti sugli aiuti di Stato nel settore bancario, contenuti nella comunicazione dell’agosto 2013, consentono, a determinate condizioni, l’erogazione di sostegno pubblico, finalizzato all’uscita ordinata della banca in crisi dal mercato. Terzo, le risorse messe a disposizione per l’intervento non conteranno ai fini del rispetto del Patto di stabilità. Questo lo ha dichiarato il Vicepresidente della Commissione europea. Il sostegno sarà considerato una tantum. Quarto, Banca Intesa acquista le due banche e le società controllate da queste a un euro, ma che cosa acquista? Acquista 45,9 miliardi di attivo, così distribuiti: 3,8, credito verso banche; 3,1, crediti in bonis verso la clientela; 8,8, attività finanziarie; 3,2, poste diverse. Acquista anche 51,3 miliardi di passività, 9,3 miliardi di debiti  verso banche, 25,8 miliardi di debiti verso la clientela, 11,8 miliardi di titoli in circolazione. E, allora, lo sbilancio, 51,3 meno 45,9, cioè 5,4 miliardi, è un valore provvisorio che è destinato ad aumentare, poiché vi sono crediti in bonis di minore qualità che hanno un’alta probabilità di trasformarsi in crediti deteriorati; inoltre, occorrerà fare la due diligence per la verifica effettiva del valore delle poste. Lo Stato esborsa per cassa circa 4,8 miliardi di euro, di cui 3,5 per coprire i fabbisogni di capitale che si generano in capo a Intesa per l’operazione e 1,3 miliardi per le misure di ristrutturazione aziendale che Intesa dovrà attivare. Inoltre, lo Stato mette a disposizione garanzie per circa 12 miliardi; sono garanzie e non esborsi effettivi, infatti, se analizziamo la relazione tecnica allegata al testo del decreto, possiamo sintetizzare che la procedura di liquidazione quantifica impegni per il realizzo delle attività per circa 10,6 miliardi, ma a fronte di un recupero dei crediti deteriorati di ben 11,6 miliardi. Nel tempo, a chiusura dell’operazione, si stima un avanzo di un miliardo che andrà ad ulteriore beneficio degli investitori danneggiati, quindi anche gli azionisti. Quinto, i crediti deteriorati; crediti deteriorati che non passano in capo Intesa, ma saranno ceduti alla Società per la Gestione di Attività Spa, una società sotto il controllo del Ministero dell’Economia e delle finanze che vanta precedenti con alta performance nel recupero dei crediti deteriorati. Nel caso in esame, su un totale di 17,8 miliardi, si stima, appunto, un recupero di circa 10 miliardi. Sesto, le misure di ristoro per gli obbligazionisti subordinati; si prevede la facoltà di accedere alle prestazioni del Fondo di solidarietà, istituito dalla legge di stabilità del 2016 e definito con i provvedimenti, poi, successivi. I titoli subordinati devono essere sottoscritti entro la data del 12 giugno 2014, deve trattarsi di debito emesso nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con le due banche emittenti; gli investitori devono detenere un patrimonio mobiliare di proprietà inferiore ai 100.000 euro o un reddito complessivo ai fini Irpef, nell’anno 2014, inferiore a 35.000 euro; l’indennizzo forfettario è pari all’80 per cento dal corrispettivo sostenuto con alcune correzioni. Nel caso delle due banche venete, Banca Intesa, a titolo di ristoro per i piccoli risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate, metterà a disposizione ulteriori 60 milioni di euro. Possiamo stimare, quindi, un indennizzo finale di circa non l’80, ma il 100 per cento. Presidente, lascio agli atti l’analisi puntuale di ogni singolo articolo del provvedimento e concludo, facendo rilevare e sottolineando, in quest’Aula, l’impegno di questo Governo, l’impegno del Governo Renzi, della legislatura in corso, sulla questione banche, un impegno che è stato davvero rilevante. Resterà nella storia, ma non per le polemiche alimentate ad arte per scopi propagandistici, ma per le riforme attuate, riforme invocate da decenni e fondamentali per la tenuta stessa del sistema finanziario ed economico, sociale ed imprenditoriale del nostro Paese. Potremmo fare un lungo elenco di provvedimenti approvati per tenere in piedi non i banchieri, come qualcuno sostiene, ma per tutelare i risparmiatori e le famiglie, per tutelare i correntisti e le aziende italiane. Cito soltanto la riforma delle banche popolari che non è mai stata oggetto, purtroppo, di un confronto serio, ma per lo più è stata segnata da un dibattito sempre molto strumentale. Ebbene, questa riforma ha fatto venire a galla i fenomeni negativi che ho più volte richiamato. E poi la riforma delle banche di credito cooperativo che, oggi, si stanno organizzando e strutturando in gruppi, gruppi che devono garantire l’autonomia delle singole BCC e che, attraverso il contratto di coesione, definiranno l’insieme dei legami fra loro e delle garanzie solidali. E, poi, Presidente, questo intervento, con questo decreto, è indispensabile per salvare i risparmi di 2 milioni di famiglie, il lavoro di circa 200.000 imprese, con l’occupazione di circa 3 milioni di persone, nonché con l’occupazione diretta del personale delle banche.

 

 

Marina Sereni, 2009-2015