Marina Sereni
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GERMANIA/2
SCHAUBLE: "Cosė Francia
e Germania cambieranno la Ue"
 

 

Dopo la lettura di Federico Fubini da Il Corriere della Sera, vi consiglio l'intervista di Tonia Mastrobuoni da La Repubblica al ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble.

Se fosse un quadro, quello che si vede dalle finestre del sobrio ufficio di Wolfgang Schäuble si potrebbe intitolare "il secolo breve". Si intravedono un pezzo del Muro di Berlino, l' ingresso dei sotterranei della Gestapo e le scintillanti vetrine di Friedrichstrasse. E il ministro delle Finanze tedesco ha scelto di concedere a Repubblica quest' intervista in esclusiva in un "momento fatale" per il futuro dell' Europa, come lo avrebbe chiamato Stefan Zweig. L' elezione di Emmanuel Macron all' Eliseo non è un passaggio qualsiasi. Il politico cristianodemocratico 75enne, protagonista di almeno due momenti chiave della storia tedesca - ministro dell' Interno di Kohl quando cadde il Muro e ministro delle Finanze di Merkel nelle fasi più acute della crisi - spiega nei dettagli come immagina, partendo dalla ripartenza franco-tedesca, il futuro dell' Euro.
Emmanuel Macron da domenica è il nuovo presidente francese «e Sebastian Vettel è in testa al Mondiale di Formula uno con la Ferrari! Il che dimostra che la collaborazione italo-tedesca, quando funziona, è imbattibile (ride)».

e il pericolo di un Le Pen all' Eliseo è scongiurato di nuovo. Ministro, il sollievo universale potrebbe significare che si torna a "più Europa"?
«Anzitutto siamo tutti contenti che Macron sia diventato presidente. In Germania pensiamo da molto tempo che l' Unione monetaria vada rafforzata. Il problema è noto: abbiamo una politica monetaria comune senza una convergenza adeguata delle politiche economiche e finanziarie.
Ora si tratta di migliorare, intanto, nei Paesi dove mancano le riforme strutturali e la competitività. Bisogna creare le condizioni per investire.
Ci stiamo lavorando: siamo disponibili a piani di cooperazione franco-tedeschi - ma anche con altri paesi. Le condizioni, però, vanno create nei singoli Paesi».
Macron ha espresso, come lei, il desiderio di rafforzare l' area dell' euro. Ma il suo Ministro delle Finanze comune ha altre caratteristiche, no? Lei vorrebbe che avesse possibilità di intervento sui bilanci.
«Sì, altrimenti non ha senso. E il presidente Macron e io la pensiamo esattamente allo stesso modo. Però bisognerebbe cambiare i Trattati europei ».

E non si può fare? Neanche dopo le elezioni tedesche?
«Non è certo un problema della Germania. Il trasferimento di pezzi di sovranità nazionali all' Europa non è mai fallito per colpa della Germania o l' Italia, ma piuttosto della Francia. Macron e io siamo totalmente d' accordo su questo: ci sono due modi di rafforzare l' eurozona: cambiare i Trattati oppure farlo con pragmatismo attraverso il metodo intergovernativo. Modifiche dei Trattati richiedono l' unanimità e la ratifica nei Parlamenti nazionali o in alcuni Paesi addirittura un referendum. Siccome al momento non è realistico, dobbiamo provare ad andare avanti con gli strumenti esistenti, dunque attraverso uno sviluppo del trattato che regola il fondo salva- Stati Esm».

Il fondo Esm deve diventare un Fondo monetario europeo, come lei sostiene da tempo?
«Sì, ne ho parlato spesso con Mario Draghi: bisognerebbe rafforzare le istituzioni perché la Bce non debba sempre portare il peso di tutto.
Ma ci vogliono cambiamenti dei Trattati. Però non possiamo neanche non fare nulla, perché rischiamo che si disgreghi l' Europa. La seconda migliore soluzione, dunque, è quella di creare un Fondo monetario europeo, sviluppando lo statuto dell' Esm».

E su cosa siete già d' accordo con Macron?
«Potremmo rafforzare i meccanismi. Ne ho parlato anche con il presidente Macron: con i parlamentari del Parlamento europeo si potrebbe creare un Parlamento dell' Eurozona. Che potrebbe avere un potere consultivo sul fondo salva-Stati ».
Lei ha anche proposto che l' Esm diventi una sorta di istituzione terza che controlli rigorosamente i conti pubblici, senza margini di flessibilità. Una sorta di commissario della Commissione Ue «L' idea è semplice: se creiamo norme comuni, vanno applicate. Non mi piace essere criticato perché voglio che le regole siano rispettate».

È stato un errore riconoscere molta flessibilità all' Italia?
«No, e non ho mai criticato la Commissione Ue per questo. Lo chieda al ministro Padoan. E trovo che il Patto conceda abbastanza margini di flessibilità. A proposito: se i debiti creassero crescita, la Germania dovrebbe crescere di meno. E invece. Non si può dare sempre la colpa agli altri. Se la Francia ed altri hanno problemi, non può essere sempre colpa della Germania».
Ma la Spagna cresce a ritmi robusti adesso, dopo anni di sforamento del disavanzo.
«La Spagna ha fatto soprattutto le riforme. A proposito: anche l' Italia ha fatto molte riforme.
Ma ormai devo stare attento quando elogio il suo Paese. Quando l' ho fatto prima del referendum dello scorso dicembre la reazione dei media italiani non è stata gradevole. Ho grande rispetto per il lavoro che sta facendo Gentiloni. Spero non lo danneggi».

Ma l' Italia cresce poco. Secondo lei perché?
«Non lo so. Anche il mio collega italiano, Pier Carlo Padoan, ritiene la crescita attuale insufficiente. Io penso che il percorso di riforme di Renzi, quando era presidente del Consiglio, sia stato giusto. Adesso temo che l' Italia soffra della fase attuale di incertezza politica. Spero sia rapidamente superata».

L' euro è "irreversibile", come sostiene Mario Draghi?
«Sì».

Pensa che vada introdotto un meccanismo per consentire a qualcuno di uscire?
«Se un Paese non vuole uscire deve fare riforme strutturali, come la Grecia. Con l' euro è finita l' era in cui alcuni Paesi restavano competitivi attraverso la svalutazione delle monete. È una scorciatoia politica. Sono perfettamente d' accordo con Mario Draghi quando dice che i Paesi devono creare da soli le condizioni per crescere. In questo la Grecia sta migliorando. E il programmi di aiuti decisi durante la crisi per Grecia, Portogallo, Cipro, Spagna e Irlanda sono stati molto criticati, ma hanno sempre portato risultati».

Cos' altro può cambiare?
«Credo che il fondo salva-Stati Esm dovrebbe aiutare Paesi in difficoltà, ma penso anche che i titoli di Stato dovrebbero avere implicita, sin dall' emissione, la possibilità di una ristrutturazione. E un' altra cosa che va fatta, con cautela, è riconoscere la non neutralità dei titoli di Stato.
So che è un tema spinoso. E penso anche che le regole per la ristrutturazione delle banche vadano applicate».

Il fatto che i titoli di Stato di ciascun Paese vengano considerati un rischio e non più neutrali è la premessa necessaria per completare l' Unione bancaria con il deposito comune?
«Prima di mettere i rischi in comune, dobbiamo ridurli».
L' Italia non sottoscriverà mai una cosa del genere.
«Ovunque, anche in Italia, i bilanci delle banche devono essere messi in ordine, va risolto il problema delle sofferenze. Su questo siamo d' accordo tutti. Lo abbiamo ampiamente fatto e alcune le abbiamo anche chiuse - Westdeutsche Landesbank non esiste più. È un percorso doloroso.
Ma è accaduto anche in Portogallo o in Spagna: deve essere gestito in modo cauto. Abbiamo negoziato a lungo le regole per le banche, ma se poi non le applichiamo alimentiamo i populismi».
Facile per il governo tedesco insistere sul bail in e su regole create dopo che avevate già salvato i vostri istituti di credito con soldi pubblici «Dopo il fallimento di Lehman Brothers emersero problemi acuti e fummo costretti ad agire in fretta. Poi si diffuse il pensiero che non biso- gnava più salvare le banche con soldi dei contribuenti. Una retorica globale. E allora abbiamo faticosamente creato regole per questo. Adesso, però, le regole saranno applicate rigorosamente anche qui - e anche qui in Germania ci sono istituti di credito con problemi».

Quindi la direttiva sul bail in, quella che coinvolge anche azionisti e risparmiatori nei salvataggi, non si può cambiare?
«Si può parlare di tutto. Ma finché valgono le regole attuali, vanno applicate».
Lei è il politico più amato in Germania, ma nel resto del continente meno. È considerato il simbolo dell' austerità.
«Io sono il simbolo della crescita».

E dove la vede la crescita, in Europa?
«Ovunque! Per la prima volta da quasi un decennio la Commissione Ue si aspetta tassi di crescita positivi in tutti gli Stati membri. Però sopporto il peso di essere considerato il capro espiatorio di tutti coloro che non riescono a risolvere i loro problemi, in Europa».

E il surplus commerciale tedesco, non ha nulla a che fare con le sue politiche di risparmio che smorzano la domanda interna?
«Il surplus è per metà colpa dell' euro debole. E noi non crediamo che possa essere risolto se ci indeboliamo noi: sono gli altri che si devono rafforzare. La predominanza delle squadre spagnole in Champions League non può certo essere risolta indebolendo il Real Madrid. È la Juventus che si è rafforzata».

Lei è a favore di un assegno di disoccupazione comune in Europa, come Macron?
«Lasciamolo lavorare, intanto, ha un percorso complesso davanti a sé.In Europa abbiamo il problema che a causa degli standard di vita molto diversi tra Paesi, l' armonizzazione dei servizi sociali è un problema gigantesco».

L' asse franco-tedesco da solo basta a rilanciare l' Europa?
«Senza l' Italia non si può fare l' integrazione europea. Ne sono sempre stato convinto: Carlo Azeglio Ciampi glielo potrebbe raccontare, se fosse ancora vivo. Le direbbe che (negli anni Novanta, ndr) un certo Wolfgang Schäuble, allora capogruppo della Cdu al Bundestag, si impegnò molto per fare entrare l' Italia nel gruppo di testa dell' euro, nonostante i problemi finanziari che aveva. E l' Italia ha fatto un' impresa grandiosa, all' epoca. Ma poi ci si è riposati per un po' sugli allori. L' Italia deve proseguire sul percorso di riforme. È quello che volevo dire prima del referendum di dicembre scorso».
Lei è stato ministro delle Finanze durante la Grande crisi «Quale crisi? L' eurozona cresce dello 0,5% nel primo trimestre, i dati finanziari migliorano. La crisi è alle nostre spalle e adesso dobbiamo capire come andare avanti in modo positivo».

 

 

 

 

 

Marina Sereni, 2009-2015