Marina Sereni
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GERMANIA/1
FUBINI: "Ma dove sono
le riforme tedesche?"
Oggi vorrei consigliarvi la lettura incrociata di due articoli. Cominciio con il commento di Federico Fubini su Il Corriere della Seraal quale vi chiedo di accostare l'intervista del ministro dell'Economia tedesco Schäuble da La Repubblica.

11 maggio 2017 -

Angela Merkel è stata la prima a congratularsi con Emmanuel Macron domenica e la prima a metterlo in guardia lunedì: la Germania sostiene il programma riformista del nuovo presidente per la Francia, ma non cambierà se stessa per questo.
Poche frasi ellittiche,che hanno avuto l' effetto involontario di ricordare qualcosa di cui non si parla volentieri nella buona società. Il Paese europeoche più raccomanda agli altri di «fare le riforme» è quello che negli ultimi dodici anni ne ha fatte di meno.
Lo ha detto al Corriere l' ex ministro della Difesa della Cancelliera, Karl-Theodor zu Guttenberg: «Merkel,con discrezione, ha evitatoil tema delle riforme fondamentali» e si è limitata a «beneficiare di quelle del suo predecessore Gerhard Schröder». In altri termini, l' ultima modernizzazione del sistema tedesco da parte di un governo è di quindici anni fa.
Merkel e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, hanno messo a segno un grande colpo di pubbliche relazioni convincendo tutti del contrario: la Germania è riformista, altri no. Nel frattempo persino l' Italia ha cambiato la previdenza e il codice del lavoro. Persino la Francia ha liberalizzato un po' e ora proseguirà. Poi, tra non molto, Macron ricorderà a Merkel quello che lui stesso diceva già nel 2015: «Non puoi dire che sei per un' Europa forte quando per fare un' unione di bilancio o per fare le riforme nel tuo Paese bisogna passare sul tuo cadavere».
M acron in realtà non vuole il cadavere politico della Cancelliera.
Vuole che Berlino vada oltre l' avarizia negli investimenti, le banche controllate dalla politica, un mercato dei servizi chiuso e protezionista, il rifiuto di strumenti comuni nell' area euro contro la disoccupazione, le promesse rimangiate su un sistema europeo di garanzia dei depositi bancari. Perché la Cancelliera oggi è (anche) tutto questo. Finora l' immobilismo merkeliano per la Germania ha funzionato. Grazie alle qualità del Paese, ma anche perché durante la crisi la Ue e l' area euro si sono involute in un ingranaggio di afflussi di risorse dalle «periferie» verso il centro tedesco del sistema.
La fuga di capitali dal Sud al Nord Europa partita nel 2008 contribuisce a ridurre di 145 miliardi gli oneri da interessi sul debito pubblico tedesco, secondo il ministero delle Finanze di Berlino. I flussi netti di persone da Sud e Centro-Est Europa verso la Germania dal 2011 sono di 1,5 milioni di persone in cerca di un salario decente. Un sussidio indiretto a Berlino visto che, solo in investimenti pubblici, per produrre un laureato in un Paese europeo servono 160 mila euro. C' è poi una terza migrazione, quella del valore industriale da Est: tante componenti dell' industria tedesca si producono nei nuovi Stati membri sulla base di salari quasi sempre sotto i 500 euro al mese da masse di working poor .
Quei beni vengono poi assemblati in Germania in prodotti finali che monetizzano solo a quel punto gran parte del valore aggiunto.
È dunque un altro capolavoro della narrazione di Schäuble dipingere il proprio Paese come quello che paga per gli altri. Semplicemente, non è vero. E non solo perché i salvataggi dei Paesi in crisi sono spalmati per somme simili - pro capite - su tutti gli europei (evitando ai contribuenti tedeschi di dover ricapitalizzare le banche del loro Paese quando erano esposte per 300 miliardi di euro in Grecia, Irlanda e Spagna).
Naturalmente la Germania resta forte, benché vulnerabile: negli ultimi 5 anni la sua crescita per abitante è appena dello 0,6% (dati Eurostat) un terzo sotto al Portogallo; e un posto di lavoro su sette è legato al settore auto, molto esposto alla rivoluzione della guida autonoma e del car sharing in arrivo dall' America.
Anche la Germania dunque deve cambiare, invece il sistema Merkel-Schäuble dà segni di sclerosi: poche forze fresche nel loro partito sotto quei due, con il caso unico di un ministro delle Finanze 75enne che è lì da otto anni e vuole restarci altri quattro. Quel Paese resta un faro in Europa e specie in Italia, per la sua democrazia e per il suo sistema industriale. Ma Macron inaugura una nuova generazione di leader: libera dal veleno della crisi, metterà in causa le sorde resistenze contro un sistema euro più equilibrato.

Marina Sereni, 2009-2015