Marina Sereni
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IL CASO
"APP E STALLIERI AUTOMATICI. COSI' GESTISCO LA MIA MANDRIA"
di Paolo G. Brera

(TREVISO). Fabio Curto governa 320 bovini con uno smartphone. Non ha dipendenti ad aiutarlo: non serve, è il primo allevatore italiano ad aver interamente robotizzato la gestione della sua mandria, pregiate vacche brune da latte. «Due anni fa - racconta - entravo in stalla alle 5 e prendevo il forcone; ora arrivo alle 7 e accendo il computer. Il lavoro manuale lo fanno i robot, io mi occupo delle mansioni di concetto. Bel cambiamento, no?».
Tra gli applausi del commissario europeo all' Agricoltura, Phil Hogan, la sua azienda agricola in riva al Piave, la Ponte Vecchio di Vidor in Valdobbiadene, un mese fa è stata premiata dal Consiglio europeo dei giovani agricoltori come esempio virtuoso nell' uso dei fondi europei per aver saputo «coniugare ricambio generazionale e innovazione». Perché quando papà Italo e zio Floriano stavano per accontentarsi della pensione, dopo un incendio, l' azienda l' hanno presa in mano i giovani, e hanno cambiato tutto.
Ora la Ponte Vecchio si governa con un' App: «Servivano 3 ore e mezza al giorno di lavori manuali, adesso basta un' ora ogni tre giorni per mettere paglia fresca nelle cuccette e caricare le materie prime con cui il robot cucinerà le razioni», spiega Fabio. Fine. Tutto il resto è «verifica e controllo, analisi dei dati che raccolgono i robot permettendoci di conoscere le condizioni di salute e di benessere di ogni capo». Se finisce una materia prima, o se una vacca si ammala, i robot lo chiamano al telefono: «Attenzione, ingrediente esaurito».
I robot le conoscono tutte personalmente, le loro vacche, grazie al collare che indossano. E se una di loro non si alimenta, avvertono l' allevatore via app. Si accorgono persino quando una vacca entra in calore, incrociando dati sul suo comportamento in stalla. «Il che non vuol dire che grazie all' app e ai robot ce ne andiamo alle Maldive», sorride. Ma stanno tutti meglio.
Lui lo chiama il «circolo virtuoso del benessere »: grazie ai robot che non si fermano mai, notte e giorno la mandria ha a disposizione mangime fresco e calibrato per ogni gruppo; e ogni vacca sceglie quando farsi mungere.
«In questo modo sono più felici, producono di più e si ammalano meno; e grazie al risparmio in ore di lavoro e all' aumento della produzione abbiamo più possibilità di investire per il loro e il nostro benessere». La stalla hi-tech è costata 500mila euro, 200mila dei quali finanziati dal Psr del Veneto: «Li abbiamo spesi tra 2014 e il 2015, e prevediamo di rientrare dell' investimento in cinque anni». I primi due sono trascorsi «con piena soddisfazione».
Il cuore del sistema è il Vector: una maxi ciotola intelligente che ogni tanto lascia la stazione di ricarica e va a distribuire il mangime, o fa una ronda di controllo verificando se le mangiatoie siano vuote. Un altro robot carica il Vector «componendo la razione di fieni, insilati, paglia e cereali sulla base delle ricette che disponiamo per ogni gruppo di vacche».
Quando il Vector accende la lucetta e parte, loro corrono a conquistarsi il posto migliore alla mangiatoia. Passando, Vector riordina il mangime sparpagliato e se occorre ne aggiunge di fresco: «La stalla è divisa - spiega Fabio - per vitellini svezzati, animali in accrescimento, in lattazione, in asciutta, sala parto e tori. Il Vector sa quanto e quale cibo somministrare».
Altri robot si prendono cura delle vacche in mungitura, di allattare i vitellini e di pulire e raschiare i box. Questo nuovo mondo non sarà bucolico ma migliora la vita di allevatore e mandria. E in primavera Fabio porta le vacche in malga, a far villeggiatura in montagna prima di tornare dai loro amici robot.

Marina Sereni, 2009-2015