Marina Sereni
Marina Sereni
Cinque giorni e le lettere di licenziamento per i quasi 3000 lavoratori Almaviva, sarebbero partite. Ma oggi è stato firmato un accordo al quale hanno contribuito tutti, il Governo, rappresentato dalla bravissima vice ministra dello Sviluppo Economico Teresa Bellanova, i sindacati, gli enti locali, i lavoratori stessi che non si sono mai fermati.  Così 1.670 a Palermo, 918 a Roma e 400 a Napoli non saranno licenziati, ma, come prevede l’intesa, avranno un nuovo contratto di solidarietà che parte da domani e che darà a impresa e sindacati tempo per definire un nuovo accordo nel quale dovranno essere individuati gli strumenti di rilancio. Non è la soluzione definitiva, che dovrà essere cercata  nei prossimi mesi, ma, come ha dichiarato Bellanova, i lavoratori non sono stati lasciati soli". [segue...]
"Nessuno dovrebbe fare sciacallaggio sulla vita di bambini, donne e uomini che lasciano terre martoriate da guerre, terrorismo, povertà e affrontano il mare e rischiano la morte per cercare da noi un futuro più decente... Nessuno dovrebbe cercare voti facendo leva sulle insicurezze e le inquietudini che gli sbarchi di profughi e migranti suscitano in tanti nostri concittadini... Nessuno dovrebbe far credere che siamo di fronte ad una emergenza ingestibile... Spero che gli italiani, di qualsiasi colore politico e opinione, sappiano distinguere la propaganda dalla realtà e ringrazino quelle persone che ogni giorno nel mediterraneo e sulle nostre coste si adoperano per salvare vite umane". [segue...]
"Con il voto definitivo della Camera l’Italia valorizza e riorganizza il variegato mondo del no profit, un insieme di soggetti che svolgono un ruolo strategico fondamentale per uno sviluppo sostenibile, comunitario e partecipato. Questa riforma, avviata due anni fa, ha coinvolto più di mille soggetti in una consultazione pubblica da cui abbiamo tratto molte idee e suggerimenti. Ora imprese sociali, associazioni di volontariato e di promozione sociale, fondazioni e cooperative sociali hanno un vero punto di riferimento, un quadro di definizioni e regole certe.  Non si tratta di un semplice restyling, ma di un vero e proprio ridisegno del Terzo Settore, fino ad oggi regolamentato da una normativa frammentaria e poco omogenea". [segue...]
I referendum sono per definizione il momento in cui i cittadini sono chiamati a scegliere tra due alternative secche, in positivo con il SI’, in negativo con il NO. Entrambe decisioni legittime, entrambe rispettabili in generale. Non è un bene però che sulla Costituzione i toni del confronto siano così accesi da non consentire ai cittadini di riflettere serenamente sul contenuto di ciò che viene sottoposto alla loro attenzione. Ecco perché penso che siano utili in questo periodo momenti di approfondimento sul merito della riforma costituzionale che il Parlamento ha votato nelle settimane scorse. Ed ecco perché credo che sia necessario riconoscere che le opinioni diverse non si dividono tra competenti e incompetenti, tra democratici e antidemocratici, tra chi difende la Costituzione e chi invece la attacca.

C’è un punto molto semplice che tutti, proprio tutti, dovrebbero sottolineare, quale che sia il giudizio sulla revisione costituzionale che sottoponiamo al referendum: non si tocca la Parte I della Carta Costituzionale, quella in cui si indicano i principi, i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini e delle formazioni sociali. La riforma interviene invece sulla Parte II che riguarda gli organi, i contropoteri, le garanzie. Una parte “organizzativa”, che risente profondamente del particolare momento storico in cui fu elaborata e sulla quale gli stessi costituenti – a cominciare dal relatore Meuccio Ruini – si dichiararono insoddisfatti.

C’è dunque una precondizione per rendere la prossima campagna referendaria utile alla democrazia italiana. Abolire i toni da crociata, smettere di brandire i valori della Resistenza come una bandiera solo degli uni contro gli altri, spaventare gli elettori anziché chiamarli a leggere i testi, riflettere sulla situazione attuale e su quella che si produrrebbe se – come io spero – questa riforma verrà confermata.

Moltiplicare le occasioni per sollecitare questo tipo di confronto – pacato e di merito –credo sia interesse di tutti. Certo di chi, come me, è convinto che si tratti di una buona riforma, tardiva semmai rispetto alla crisi delle istituzioni rappresentative come le abbiamo conosciute in questi ultimi decenni. Chi contesta la riforma omette spesso di dire che il Parlamento, così com’è, non va più bene. Omette di ricordare che il bicameralismo paritario è tutt’altro che perfetto nel modo in cui legifera, perché le decisioni sono troppo lente rispetto alle aspettative della società, perché la mancanza di meccanismi che consentano al Governo (a qualunque Governo) di approvare in tempi certi provvedimenti strategici porta all’abuso da parte dell’Esecutivo (di qualunque Esecutivo) del ricorso al Decreto Legge, al maxiemendamento, al voto di fiducia, perché due Camere entrambe chiamate a dare la fiducia sono fonte di instabilità con tutte le conseguenze per la vita reale del Paese. Il Fondo Monetario Internazionale ieri ha sottolineato – rivedendo leggermente al rialzo i numeri pur modesti della nostra crescita – la mole impressionante di riforme che l’Italia ha approvato in questi ultimi due anni, evidenziando l’impatto positivo che esse hanno e avranno sulle condizioni economiche e sociali del nostro Paese. La revisione costituzionale con la quale rendiamo il Parlamento più efficiente e creiamo finalmente il Senato delle Autonomie è un pilastro essenziale di questo sforzo. [segue...]


Su l'Unità, Pietro Reichlin, economista, ci ricorda che i 'tecnocrati arrivano dove fallisce la poiltica' e dice sì alla riforma costituzionale che va nella direzione di una democrazia efficiente e in grado di governare. 

31 maggio 2016---Da almeno trent' anni, cioè dalla crisi della Prima repubblica, la gran parte dei commentatori e dei politici più avveduti si pongono il problema di come dare una maggioranza solida ai governi e limitare il potere di veto dei piccoli partiti. Tutte le grandi forze del centro -sinistra e del centro -destra hanno, da allora, cercato soluzioni per limitare l' instabilità delle coalizioni e rendere più efficace l' azione dell' esecutivo mediante riforme elettorali a carattere maggioritario e tentativi falliti di riformare la costituzione. Da tempo immemore si sostiene a gran voce la necessità di eliminare il bicameralismo perfetto e privare il Senato del compito di dare una maggioranza ai governi. La riforma costituzionale che voteremo a ottobre non fa che realizzare, almeno in parte, questo disegno. E' un passaggio che completa il progetto di consolidamento dei governi già iniziato con la riforma elettorale, in base alla quale il partito che ottiene più voti avrà un premio di maggioranza che consente la formazione di un governo che non abbia bisogno di alleanze spurie. Per chi ha un minimo di conoscenza dei problemi italiani e dei difetti della nostra democrazia, si tratta di un evidente miglioramento. La forza politica che ottiene la maggioranza del voto popolare ha la possibilità di governare per 5 anni come avviene nel resto dell' Europa. Ma non si tratta di maggioranze blindate e di uno "strapotere" esteso agli organi di garanzia. Le opposizioni sono adeguatamente rappresentate in parlamento, nessuna maggioranza (per quando rafforzata dal premio elettorale) avrà i numeri sufficienti per eleggere il Presidente della Repubblica, e gli altri organi costituzionali saranno scelti da maggioranze molto ampie. [segue...]

E' una lettura piuttosto impegnativa, ma con il fine settimana vicino, vorrei segnalarvi la riflessione di Zygmunt Bauman su Il Corriere della Sera.

27 maggio 2016---Uno spettro si aggira nella terra della democrazia: lo spettro di un Uomo (o Donna) forte. Come suggerisce Robert Reich, nel suo «Donald Trump e la rivolta della classe ansiosa», quello spettro nasce dall' ansia che di questi tempi sta attanagliando «la grande classe media americana». Uno spettro si aggira nella terra della democrazia: lo spettro di un Uomo (o Donna) forte. Come suggerisce Robert Reich, nel suo «Donald Trump e la rivolta della classe ansiosa», quello spettro (che nel caso in questione indossa le vesti di Donald Trump, benché non disdegni di indossare molti e variegati costumi, sia popolari che nazionali) nasce (proprio come Afrodite emerse dalle onde spumeggianti del Mar Egeo) dall' ansia che di questi tempi sta attanagliando «la grande classe media americana», oggi impaurita dalle «elevatissime probabilità di finire in miseria».
Due terzi dei cittadini americani oggi vivono con i soldi contati e la stragrande maggioranza rischia di perdere il posto di lavoro da un momento all' altro. Molti ingrossano le file della manodopera «a chiamata» - lavorano cioè quando sono necessari, si accontentano dei compensi che gli vengono offerti, a discrezione del datore di lavoro. Eppure, queste stesse persone, nel momento in cui non riescono più a pagare l' affitto o il mutuo della casa, rischiano di precipitare nel baratro. Questi «due terzi degli americani» sono costretti a camminare sull' acqua, squassati da venti di tempesta non meno impetuosi di quelli che agitavano il Mar di Galilea, descritti nel Vangelo di Matteo. Nelle parole dell' evangelista, camminare sulle acque era una questione di fede: ma oggi la «classe ansiosa» di Reich non sa più in che cosa riporre la sua fiducia. «Le reti di sicurezza sono piene di buchi. La maggior parte di coloro che perdono il lavoro non ha nemmeno diritto alla disoccupazione. Il governo non fa nulla per proteggere il lavoro, impedendo che le aziende delocalizzino in Asia oppure che i posti di lavoro vengano presi da immigrati clandestini disposti a lavorare per meno». [segue...]
Partito Democratico
AREA Dem
Forum Terzo Settore
Marina Sereni, 2009-2015