Marina Sereni
Marina Sereni
“Rammarico, tristezza, anche molta preoccupazione” – così la Vicepresidente della Camera Marina Sereni commenta il voto britannico ai microfoni di Radio Radicale. “Nell’immediato questa scelta sta producendo instabilità, problema serio che le istituzioni europee sono impegnate gestire. In prospettiva ci sarà un negoziato, che dovrebbe concludersi entro due anni, per consentire alla Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea. E’ la prima volta che l’Unione Europea, grande progetto di integrazione democratica e pacifica, perde un pezzo. E perde un pezzo molto importante, un paese che ha fatto la storia dell’Europa e che è anche culturalmente parte essenziale dell’Europa...." [segue...]
"Quella che definisco 'la casa unica della consulenza' nasce con la legge di Stabilità 2016 che ha sancito la creazione dell’albo unico dei consulenti finanziari e dell’Organismo deputato alla sua vigilanza e tenuta, garantendo maggiore regolamentazione e trasparenza a tutti i soggetti interessati da questa attività. La chiarezza, la conoscenza e la parità di accesso alle informazioni sono strumenti fondamentali per avvicinare il risparmiatore al mondo finanziario e consentirgli di fare scelte consapevoli e tutelare i propri risparmi. Questo il mio indirizzo di saluto alla presentazione della relazione annuale che si tiene a Montecitorio.

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 “Con la riforma approvata dalla Camera, e che ora passa all’esame del Senato, il Bilancio dello Stato diventa più semplice, trasparente e solo macro-economico. Non sarà più composto da due provvedimenti (legge di Stabilità e Bilancio) bensì da uno solo diviso di due sezioni: la prima, incentrata su misure legislative, prenderà il posto della vecchia Legge di Stabilità e fisserà gli obiettivi di finanza pubblica. La seconda, invece, conterrà le previsioni di entrata e di spesa.  Il cambiamento non è soltanto un fatto formale o nominale poiché avrà conseguenze sui documenti da esaminare e presentare, sulla tempistica, ma soprattutto all’obiettivo di fondo: far esaminare al Parlamento il complesso delle entrate e delle spesa, portando al centro del dibattito parlamentare le priorità dell’intervento pubblico". 
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Impossibile derubricare l’esito dei ballottaggi ad un voto esclusivamente locale, per alcuni tratti di omogeneità evidenti, e tuttavia sarebbe giusto che i gruppi dirigenti del territorio – che quando vincono si attribuiscono giustamente il merito del buon risultato – si interrogassero anche sulle ragioni locali della sconfitta del Pd.  Ognuno dunque provi a riflettere su dove e come abbiamo sbagliato, evitando la scappatoia della facile ricerca del “capro espiatorio”. Un’analisi del voto approfondita, leggendo i flussi e le differenze tra un posto e l’altro, non ci farà male, città per città, regione per regione.

Detto questo però è evidente che il risultato dei ballottaggi ci consegna alcuni trend riconoscibili e alcuni dati incontrovertibili: dove ci confrontiamo con il M5S il Pd perde per un travaso evidente di voti dal centrodestra; non accade automaticamente il contrario (anche se a Savona e Grosseto sì) e comunque il centrodestra torna ad essere competitivo quando esprime una guida moderata; il M5S conquista la capitale e importanti città, tra cui ahimè Torino, e ora è davvero alla prova del governo.

Gli effetti di questa tornata amministrativa dunque vanno molto al di là della dimensione amministrativa e locale. Il dato negativo per il Pd è netto e non va in alcun modo edulcorato. Cosa possiamo e dobbiamo fare? Cosa mi auguro che si discuta nella prossima direzione?

La lettura dei giornali di oggi, in primis l’ampia intervista di D’Alema, mi aiuta ad esprimere una posizione molto chiara.  Chi pensa che a questa battuta d’arresto, a questo primo serio momento di difficoltà per il Pd da quando Renzi  è segretario,  si debba rispondere riportando indietro le lancette dell’orologio e fermando il cambiamento in corso non ha capito nulla di ciò che sta avvenendo.  E  chi pensasse di approfittare di questa difficoltà per provocare una rottura definitiva nel Pd si assumerebbe una responsabilità drammaticamente grave, che credo non avrebbe il plauso nemmeno di quei nostri elettori arrabbiati e critici nei confronti dell’attuale leadership.  Mi auguro quindi una discussione franca e vera nella prossima direzione che tuttavia non degeneri in una resa dei conti.

D’altro canto ha senso riunirsi e discutere insieme dei più recenti risultati elettorali e dei punti di criticità che essi ci propongono se poi, insieme, cerchiamo delle strade anche nuove da percorrere, se poi, insieme, proviamo a correggere là dove c’è da correggere. E dove c’è da correggere? Faccio una scelta secca e indico due soli punti.

Il partito: servono organizzazione e spirito di comunità, radicamento territoriale e comunicazione moderna. Non credo affatto che la soluzione sia la separazione dei ruoli tra premier e leader del partito, questione che comunque semmai possiamo affrontare al prossimo congresso. Ma vorrei che discutessimo davvero dello stato reale del partito sul territorio e fossimo consapevoli – Renzi prima di tutto – che una sfida riformatrice cosi ampia e ambiziosa, come quella che lui ha lanciato dal governo, non si può vincere senza avere antenne e forze nella società pronte a spiegare, ascoltare, sostenere le riforme.  Se è cosi serve definire un organismo e delle funzioni esecutive che possano lavorare anche in autonomia dal leader e premier. [segue...]


Voglio segnalarvi, da La Repubblica, l'interessante riflessione di Marco Belpoliti.

22 giugno 2016---UN fantasma s' aggira per l' Italia: il risentimento. Livore, astio, ostilità, acredine, malevolenza, vendetta, sono i differenti nomi di questo fantasma.
Non abita solo le periferie sconquassate delle città, ma anche i palazzi del centro, i luoghi di lavoro come le scuole, gli autobus, i taxi e le panchine dei parchi. Sembra l' unica risposta possibile ai torti, alle offese, agli smacchi che molti sentono di aver subìto.
Un profondo senso di frustrazione unisce le madri ai figli e alle figlie disoccupate, i sessantenni ai trentenni, gli operai ai piccoli imprenditori, i professori ai loro allievi. Nessuno si salva, nessuno ne sembra esente. C' è anche il rancore, che s' accompagna al risentimento, suo fratello gemello; parola d' origine latina, rancor, ha la medesima radice di rancidus, "astioso" e anche "stantio". La convinzione che i più coltivano, a torto o a ragione non importa, è quella di aver subito un sopruso, un' ingiustizia. Ne consegue dolore, afflizione, ma anche ansia e depressione, che sono due stati d' animo assai diffusi, opposti e simmetrici alla rabbia che il risentimento produce. I luoghi dove manifestarlo sono molti e diversi, tra questi anche la lotta politica, trasformata da competizione tra partiti e programmi diversi in resa dei conti, luogo in cui ribaltare i torti o compiere agognate vendette.
Luis Kancyper, uno psicoanalista sudamericano, che si occupa da anni del rancore, sottolinea come si tratti di una attività ripetitiva: rancore come "ruminare".In origine il termine indicava l' atto di dondolarsi, il pensare e ripensare al medesimo evento in modo costrittivo. Allo stesso modo, scrive Kancyper, il risentimento è un "sentire ancora, di nuovo", un ritornare incessantemente sul proprio stato emotivo, senza possibilità alcuna di allontanarsi definitivamente dall' offesa o dal torto subito, sovente immaginario. 
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Marco Cianca
, su Il Corriere della Sera, spiega: Dopo il risultato delle comunali Renzi deve recuperare il rapporto con il territorio e quei vasti pezzi di società che sono pronti a rottamare il rottamatore: ieri seguivano Berlusconi, domani Grillo l' idraulico di Giolitti e ... Ve lo segnalo

22 giugno 2016---Nel giugno del 1999, in un' intervista al Corriere della Sera , Antonio Giolitti raccontò che il suo idraulico votava Forza Italia. Sterile ogni sforzo dialettico per fargli cambiare idea. «Vorrei pagare meno tasse, diventare ricco e magari comprarmi una villa.
Berlusconi era piccolo ed è diventato un grande. Lo sento uguale a me. Ho le stesse ambizioni», argomentava l' artigiano.
E l' uomo politico dall' altisonante cognome ammetteva sconsolato: «Come potevo convincerlo a prendere come esempio De Gasperi, Togliatti, Nenni o magari D' Alema?».
L' anno successivo D' Alema, che guidava il governo, si dimise dopo la sconfitta alle Regionali.
Si preparava il nuovo trionfo elettorale dell' allora Cavaliere, presidente del Consiglio dal 2001 al 2006. Gli idraulici, simbolo di un vasto pezzo di società che considera il Fisco un vampiro, la burocrazia una costosa vessazione, i politici di professione corrotti e mangiapane a tradimento, erano una marea montante. E per la sinistra Berlusconi tornava a essere l' Arcinemico, il capo degli evasori, il frantumatore delle regole consolidate, la bestia nera della magistratura, l' immorale da abbattere al più presto. Preoccupandosi molto poco, anzi per nulla, di capire le ragioni dei milioni d' italiani che lo votavano.
Adesso è la volta dei Cinque Stelle. Come avrebbe potuto il buon Giolitti convincere il commerciante, la colf, il portiere, il commercialista, l' assicuratore a identificarsi con Renzi? «Se so' rubati tutto», era il ritornello che in questi giorni rimbalzava da una parte all' altra di Roma.

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Partito Democratico
AREA Dem
Forum Terzo Settore
Marina Sereni, 2009-2015