Marina Sereni
Marina Sereni
La Camera dei Deputati ricorda, a 80 anni dalla morte, Antonio Gramsci - politico, filosofo, giornalista, linguista, critico letterario, tra i fondatori, nel 1921, del Partito Comunista italiano -  con una grande mostra dal titolo: "Gramsci. I Quaderni e i libri del carcere" allestita nel Corridoio dei Busti di Montecitorio che è stata inaugurata oggi alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.  La mostra propone, per la prima volta insieme,  i Quaderni del carcere e una selezione di libri posseduti da Gramsci durante la detenzione: si tratta degli originali dei 33 Quaderni e di 100 volumi, tra libri e riviste, esposti accanto alla loro versione digitale. I manoscritti possono essere sfogliati integralmente mentre i volumi sono accompagnati dai giudizi di Gramsci tratti dai Quaderni e dalle Lettere. [segue...]
Mentre si rincorrono le ipotesi sul futuro prossimo di Alitalia e dei suoi dipendenti, emergono alcuni punti fermi:  né nazionalizzazione né abbandono della compagnia e dei lavoratori.  L’Esecutivo si è mosso immediatamente con l’Europa e il vertice di ieri pomeriggio a palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio  e i ministri competenti mostra l’interesse del governo a intervenire nell’emergenza per favorire soluzioni future. Il risultato del referendum, con la vittoria del “NO” all’intesa raggiunta tra azienda, sindacati e governo, probabilmente nasconde la speranza di un ennesimo salvataggio statale di un’azienda da troppi anni in perdita, con sperperi ingiustificati, alcuni privilegi e poca visione strategica in una fase di cambiamento profondo del trasporto aereo ovunque in Europa e nel mondo.   [segue...]
Il primo turno delle presidenziali francesi è stato un terremoto per il sistema politico tradizionale d'Oltralpe. Il candidato della destra arriva terzo e quello del Partito Socialista si ferma ad una percentuale decisamente bassa. La candidata del FN Marine Le Pen va al ballottaggio, ma arriva seconda mentre Macron con il suo movimento En Marche riceve un consenso straordinario. Se da un lato il voto mostra tutta la crisi dei partiti tradizionali e getta interrogativi non da poco sulla composizione della prossima Assemblea Legislativa, dall'altro segnala la possibilità concreta di porre un argine al populismo della destra radicale. Nessun risultato è scontato per il secondo turno del 7 maggio. [segue...]

Dieci giorni, solo dieci giorni di tempo per portare al massimo la mobilitazione verso le primarie del Pd. 

Cari amici e care amiche, cari compagni e care compagne, non perdiamo l'occasione!  Andiamo ai gazebo o nei circoli, se abbiamo disponibilità diamo una mano ad organizzare i seggi, pubblicizziamo le regole per partecipare, informiamo amici e conoscenti: il 30 aprile dalle 8 del mattino alle 20 tutti gli elettori e le elettrici (qui le regole)  hanno la possibilità di contribuire con il loro voto a scegliere il segretario del Partito Democratico, colui che dovrà guidare la più grande forza progressista italiana (e con ogni probabilità europea) verso le prossime prove elettorali. La mia scelta è per Matteo Renzi, perché gli riconosco il coraggio e la determinazione che servono oggi per candidarsi al governo del Paese con un programma riformista, con l'ambizione di continuare a cambiare l'Italia e l'Europa in un quadro internazionale carico di incertezze, tensioni e pericoli. 

Ma quale che sia la preferenza di ciascuno - tra Renzi, Orlando ed Emiliano - credo che il 30 aprile rappresenti un'opportunità per tutto il Pd e per tutto il campo progressista. Quali scenari possiamo prefigurare per il prossimo futuro? Quali riteniamo debbano essere scongiurati? Vediamo.  

Molti osservatori, guardando i sondaggi, ritengono possibile che alle prossime elezioni il M5S diventi il primo partito. Possibile non significa necessario. Personalmente ritengo che questo sia uno degli scenari da contrastare. Benché molta parte dell'establishment consideri questa eventualità con indulgenza (sottovalutando la portata di un'affermazione del partito di Grillo e forse pensando di poter condizionare questi "ragazzi") e benché certo in democrazia si debba mettere nel conto che possano vincere anche forze molto distanti dalle proprie convinzioni, non credo affatto che il M5S sia pronto per governare e soprattutto penso che abbiano un tale disprezzo per le regole democratiche da rappresentare una pericolosa avventura per un grande paese europeo come il nostro. Mi sembra questo il primo buonissimo motivo per recarsi a votare alle primarie del 30 Aprile,  perché il Pd, pur con tanti difetti, è l'unica formazione politica che crede nella partecipazione democratica reale affidando ai cittadini e alle cittadine la scelta del suo leader. 

Il secondo esito possibile delle prossime elezioni è quello per il quale, non essendoci nessun vincitore, si ripiombi il Paese o nell'ingovernabilità o in una riedizione di coalizioni innaturali. In casi e situazioni straordinarie le "grandi coalizioni" possono rispondere all'interesse generale di un Paese. Ma questa non può essere la fisiologia di una democrazia moderna, soprattutto se non si vuole alimentare l'antipolitica e la sfiducia verso le istituzioni democratiche. Allora, anche per questo, chi vuole evitare le larghe coalizioni non può che dare più forza al Pd, un partito che si è sempre impegnato - come dimostra anche la discussione sulla legge elettorale - per istituzioni democratiche efficienti, per un sistema dell'alternanza tra poli alternativi tra loro.

Infine, ultimo possibile scenario, quello di una riorganizzazione e di un'affermazione della destra. Ipotesi che ad oggi appare poco probabile data la distanza tra la Lega di Salvini e Forza Italia. Ma chi conosce Berlusconi sa che ha doti e fantasia a volte sorprendenti...

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<b>883</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>31</b> Eventi da me promossi
<b>120</b> Interventi a Montecitorio
<b>114</b> Impegni in Italia
<b>47 </B> Missioni e incontri internazionali


Il Rapporto di Reporter Senza Frontiere fa risalire l'Italia di 25 posizioni rispetto all'ultima classifica sulla libertà di informazione, ma mette in guardia dagli attacchi di Grillo alla stampa  a cominciare dalle sue liste di proscrizione di giornalisti. E il capo dei 5S che aveva usato sempre il rapporto per scagliarsi contro i media italiani, ora attacca RSF. Vi propongo la lettura di Massimo Gramellini da Il Corriere della Sera.

27 aprile 2017- Per poter dare più autorevolmente dei servi ai giornalisti che non la pensano come lui, Grillo ha spesso usato il Rapporto di «Reporter senza frontiere» sulla libertà di stampa che colloca l' Italia nelle posizioni di bassa classifica. Quest' anno le cose vanno un po' meglio. Ma se non vanno ancora bene, dicono gli estensori della ricerca, è anche per colpa delle liste di proscrizione che Grillo è solito pubblicare sul proprio blog con i nomi dei cronisti sgraditi. Insomma, chi di Rapporto colpisce, di Rapporto perisce. Ma ecco l' ennesima giravolta del grand' uomo.Trovandosi per una volta lui dentro la lista dei cattivi, prende cappello e ne attacca gli autori, fino a ieri portati a modello, accusandoli di essere passati al soldo dei giornali. La scena del direttore di un quotidiano che telefona ai templari di «Reporter senza frontiere» per convincerli a parlare male di Grillo (rischiando di essere sbattuto all' istante sulla copertina del Rapporto) è esilarante e rivela la visione grillo-centrica dell' esistenza. Come le elezioni sul web, che valgono solo quando le vince chi vuole lui, i documenti che svergognano l' Italia vanno bene finché gli fanno comodo. [segue...]



Il rapporto di Reporter Senza Frontiere fa risalire l'Italia di 25 posizioni rispetto all'ultima classifica sulla libertà di informazione, ma mette in guardia dagli attacchi di Grillo alla stampa a cominciare dalle sue liste di proscrizione di giornalisti. E il capo dei 5S che aveva usato sempre il rapporto per scagliarsi contro i media italiani, ora attacca RSF. Vi propongo la lettura di Sebastiano Messina da La Repubblica.

27 aprile 2017 - Si capisce che a Beppe Grillo non faccia piacere, scoprire che nel rapporto annuale di Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa in Italia c' è finalmente il suo nome, ma purtroppo tra le cause e non tra i rimedi della malattia dell' informazione. Grillo naturalmente non ci sta, a essere indicato come l' unico politico che condiziona la libera stampa. Lui che da otto anni a questa parte cita il rapporto di Rsf a ogni suo comizio, lui che dal primo Vaffa Day ci spiega che la nostra informazione è inquinata, lui che promette notizie pulite e anzi pulitissime quando i Cinquestelle andranno al potere, non accetta di essere additato come il principale responsabile delle minacce ai giornalisti, addirittura accanto alla mafia e all' Isis. In effetti, non si capisce quale sia la sua colpa. Vogliamo davvero considerare minacciosa quella simpatica gag nel cortile di Porta a Porta, quando consegnò a Bruno Vespa un plastico del castello di Lerici spiegandogli che in quel carcere sarebbero state rinchiusi - insieme ai politici e agli imprenditori - anche i giornalisti, «le liste saranno rese pubbliche quanto prima e faremo un processo popolare che durerà almeno un anno»?  

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Marina Sereni, 2009-2015