Marina Sereni
Marina Sereni
"Curve su curve per andare al mare nelle Marche con i genitori...Bei ricordi, ma meglio oggi!" Con questo tweet stamattina mi sono avviata verso Colfiorito per l'inaugurazione della nuova SS 77 Foligno-Civitanova Marche. Con il Presidente del Consiglio Renzi, il Ministro Delrio, il Presidente dell'Anas Armani, i Presidenti delle due Regioni, i Sindaci di tante città umbre e marchigiane, i parlamentari, imprenditori, professionisti, maestranze: una vera festa per le nostre comunità, per un territorio operoso e bellissimo, lo stesso che nel '97 fu ferito dal terremoto da cui ha saputo rialzarsi costruendo case più solide e cercando soluzioni alla cronica mancanza di infrastrutture viarie adeguate". [segue...]
"Non sono abituata ad usare toni enfatici quando si tratta di leggi approvate dal Parlamento. Eppure questa volta credo si debba dire con orgoglio che la legge sulle Unioni civili, che dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato entra in vigore grazie al Dpcm firmato da Renzi e Orlando, rappresenta un cambiamento positivo atteso da tanto tempo da migliaia di coppie in tutta Italia ed è merito quasi esclusivamente del Pd. Una piccola rivoluzione sul piano del riconoscimento di diritti civili affermati in quasi tutto il  mondo sviluppato, dopo molti tentativi generosi andati falliti. È stato il Pd a trovare la forza e la determinazione per andare avanti, a cercare le mediazioni dove era necessario senza rinunciare al punto essenziale: riconoscere il valore dell'affetto e delle relazioni tra persone dello stesso sesso, dare garanzie a coppie omosessuali che vogliono condividere un progetto di vita". [segue...]
"Non ha impegnato le prime pagine dei quotidiani, l'Assemblea Nazionale del Pd di sabato, forse perché abbiamo discusso di problemi seri, anzi serissimi, senza divisioni e polemiche tra di noi. Battute a parte, credo abbiamo fatto bene a dedicare la riunione del nostro massimo organismo nazionale ad un confronto sui grandi temi internazionali. L'orrore per l'uccisione di molti giovani a Monaco, le notizie di attentati terribili a Kabul, la preoccupazione e l'allarme per la dura repressione in atto in Turchia dopo il fallito golpe, la conclusione della Convention Repubblicana che ha incoronato Donald Trump, la fatica che ogni giorno dobbiamo affrontare per spiegare che solo l'Europa - una Europa più unita e più concreta - può dare risposte efficaci alle domande di sicurezza, di crescita, di conoscenza, di lavoro dei nostri cittadini". [segue...]
L'Assemblea Nazionale di sabato scorso ha dimostrato che il Pd, quando vuole, sa essere una moderna forza progressista, capace di interrogarsi sulle grandi questioni internazionali, perfettamente consapevole del ruolo che può e deve svolgere nell'ambito della famiglia socialista e democratica in Europa per poter cercare insieme risposte convincenti e credibili alle paure e alle insicurezze dei nostri cittadini, per poter ingaggiare con la destra e con le forze populiste una competizione vincente sui problemi reali delle nostre società oggi. Abbiamo dimostrato (per chi non avesse seguito, qui tutti gli interventi) in altre parole di essere un partito vero, con un leader che oggi ricopre anche l'incarico di Presidente del consiglio, e con un gruppo dirigente che - senza negare le sue molte sensibilità -  contribuisce a sostenere il governo nella sua azione in Europa e nel mondo. Un partito che sa, se vuole, essere comunità, luogo di incontro di persone che pur con idee diverse sanno trovare le ragioni dell'unità per affrontare le sfide enormi che la sinistra ha oggi davanti a sé.

Bene, si sta avvicinando il momento in cui il Pd dovrà dimostrare di saper fare altrettanto nella vicenda interna, sulle politiche economiche e sociali e sulle riforme istituzionali che il Governo e il Parlamento hanno approvato in questi ultimi anni. Il referendum sulla revisione costituzionale in particolare può essere una grande occasione per sperimentare concretamente l'idea di una comunità politica che riesce a tenere insieme leadership e pluralismo, che sa far prevalere il ruolo di forza nazionale responsabile rispetto alle spinte centrifughe e ai personalismi deteriori. Si può fare? Si può fare, a mio avviso, a due condizioni.

La prima riguarda l'atteggiamento dei principali esponenti delle minoranze interne sulla riforma. Non credo proprio che il Pd possa avere una sorta di neutralità, nelle Feste de L'Unita' così come nei talk show televisivi, su un tema così cruciale come il futuro assetto istituzionale del Paese. Siamo stati protagonisti della revisione costituzionale, il superamento del bicameralismo paritario è  un obiettivo del centrosinistra da sempre, abbiamo fatto molte mediazioni per trovare il massimo di condivisione al nostro interno e con le altre forze politiche in parlamento. Ora credo ci siano tutte le condizioni per valorizzare, tutti insieme, quel testo. Tanto più che il dibattito sulla legge elettorale, che molti di noi ritengono non senza ragioni una buona legge e che invece altri ritengono necessario modificare, si è avviato senza anatemi e con un atteggiamento di apertura politica da parte della segreteria del nostro partito. Mi auguro che questo clima possa portare rapidamente Cuperlo, Speranza, Bersani a dire che sono pronti a lavorare per il Sì senza ambiguità, con i loro argomenti, ma senza sovrapporre piani che sono oggettivamente distinti.

L'altra condizione riguarda il modo in cui la maggioranza del Pd organizzerà la campagna per il Sì. Personalmente ritengo che serva una campagna inclusiva, che metta al lavoro tutte le energie che il Pd sul territorio esprime. I comitati per il Sì che si stanno costituendo non possono e non devono coincidere con il nostro partito, è perfino ovvio ricordarcelo. [segue...]



Ecco l'invito di Zygmunt Bauman dalle pagine de Il Corriere della Sera, in un'intervista di Davide Casati.

26 luglio 2016---Quella a cui stiamo assistendo - in modo così prossimo e sconvolgente, nelle ultime settimane - è un' epoca segnata «dalla paura e dall' incertezza. E non bisogna illudersi: i demoni che ci perseguitano non evaporeranno». Anche perché - spiega il filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman, uno dei grandi pensatori della sfuggente modernità in cui viviamo - la loro origine ha a che fare con gli stessi elementi costitutivi della nostra società e delle nostre vite.
Professor Bauman, di fronte alla catena di attacchi di questi giorni, l' Europa si trova a fare i conti con un abisso di paura e di insicurezza. Quali risposte possono colmarlo?
«Le radici dell' insicurezza sono molto profonde. Affondano nel nostro modo di vivere, sono segnate dall' indebolimento dei legami interpersonali, dallo sgretolamento delle comunità, dalla sostituzione della solidarietà umana con la competizione senza limiti, dalla tendenza ad affidare nelle mani di singoli la risoluzione di problemi di rilevanza più ampia, sociale. La paura generata da questa situazione di insicurezza, in un mondo soggetto ai capricci di poteri economici deregolamentati e senza controlli politici, aumenta, si diffonde su tutti gli aspetti delle nostre vite. E quella paura cerca un obiettivo su cui concentrarsi. Un obiettivo concreto, visibile e a portata di mano».   [segue...]

Terrore in Europa...L'analisi di Guido  Olimpo su Il Corriere della Sera.

 
26 luglio 2016---Sembra il vecchio progetto di Al Qaeda e di Osama. Quello dei «mille tagli». Un' infinita serie di attacchi minori e poco costosi da realizzare in Occidente, ma dall' alto impatto sulla società e sulle economie. Lo avevano studiato per danneggiare gli Usa, nel 2010 lo hanno rilanciato in pubblico sulle pagine della loro rivista Inspire riprendendo l' idea di Bin Laden. «Fateli sanguinare a morte», era l' auspicio. Ora sembra che l' Isis, non sappiamo quanto volontariamente, abbia deciso di renderlo attuale prendendo di mira l' Europa. Ai qaedisti, prudenti e metodici, serviva tempo, si dedicavano alla lunga pianificazione. Avevano persino pubblicato il conto della spesa per preparare un attentato: 4.200 dollari e non volevano neppure fare troppe vittime, bensì costringere la sicurezza ad allungare le difese. Era il loro modo d' agire e di pensare. Lo Stato Islamico ha reso tutto più rapido, affidandosi a chiunque sia disposto ad associarsi alla sua causa. Dunque il mujahed che si è battuto in Iraq, il debosciato che si converte all' Islam radicale, il simpatizzante del quartiere difficile, il borghese che trova un nuovo ideale nello sgozzare gli «infedeli», il disturbato mentale facilmente manipolabile. Per alcuni analisti è anche una conseguenza della difficoltà di restare al livello delle stragi di Parigi e Bruxelles. Troppi controlli: i piccoli «complotti» hanno maggiore successo di passare. Le rivendicazioni sono adattate alla situazione. Semplici, standard, fatte con la copia carbone. Poche righe con i classici riferimenti alla «fonte della sicurezza», «al soldato del Califfato», «alla risposta all' appello a colpire». Cambia la città, ma le frasi sono identiche. Orlando, Nizza, Ansbach. [segue...]

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Marina Sereni, 2009-2015