Marina Sereni
Marina Sereni
Preoccupazione, sconcerto, rabbia e poi anche orgoglio, fiducia, voglia di ripartire: questi i sentimenti - anche contrastanti- con cui lascio Roma dopo l'Assemblea che ha aperto la fase congressuale. Ho ascoltato molti interventi importanti alcuni dei quali - primi fra tutti quelli di Fassino, Veltroni, Franceschini- hanno messo perfettamente in luce il valore del Pd, la necessità di salvaguardare il progetto di un grande partito riformista per l'Italia e l'Europa di domani. Ho ascoltato anche le parole di alcuni esponenti della minoranza da cui onestamente si fatica a trarre motivazioni sufficienti per una scissione.

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Con Nicola Corda, per i quotidiani locali del Gruppo Espresso, ho parlato di questi giorni difficili per il Pd. Vi propongo le pagine de La Gazzetta di Mantova, ma potete trovarla anche su altri quotidiani del gruppo.

 "Lo spazio per evitare la scissione è poco e lo scontro sulle date è assurdo". Marina Sereni vicepresidente della Camera ed esponente di Areadem che fa capo al Ministro Franceschini, è preoccupata dallo show down nel Pd.
Che margini ci sono per evitare la scissione?

"Molto stretti purtroppo. Siamo a un passaggio delicatissimo e chi come me crede nel Pd spera in un avvicinamento delle posizioni. Ci possono essere soluzioni diverse e mediazioni, ma non ci si può dividere prima di un congresso" [segue...]

Una crescita economica troppo lenta e un rapporto tra occupati e pensionati troppo basso continuano a rappresentare un problema reale. Infatti l'ultima riforma, la Fornero, è stata disegnata immaginando un tasso di crescita dell’1,5% annuo e oggi ci sono 1,4 soggetti attivi per ogni pensionato. Il che dovrebbe indurre ad intervenire con più decisione sulla piaga della disoccupazione giovanile e, forse, anche consigliare di guardare con altri occhi ai fenomeni migratori...Spunti per una riflessione affidata ad illustri studiosi che hanno partecipato alla redazione del Rapporto n.4 sul Bilancio del sistema prevideniale italiano presentato oggi a Montecitorio. Ecco il mio saluto ai relatori. [segue...]
Si può fare una scissione per amore del Partito democratico? E' un po' come l'ex marito o fidanzato che uccide una donna perché "non vuole perderla".

Metafora un po' forte, ma vorrei che non si guardasse a questa eventualità fingendo che il giorno dopo tutto possa rimanere come prima. Dall'Ulivo in poi in tanti abbiamo lavorato per unire le culture riformatrici e superare vecchie appartenenze che, dopo il crollo del Muro di Berlino e la fine dei partiti della Prima Repubblica, non erano più sufficienti ad affrontare le sfide del terzo millennio.

Ora siamo ad un passaggio stretto, strettissimo. So che non basteranno accorati appelli all'unità, e sinceramente vedo un logoramento profondo nei rapporti tra i diversi protagonisti. Tuttavia in politica la volontà conta molto e,  se decidiamo di ascoltarci e di venirci incontro, credo si debba ancora utilizzare ogni margine per scongiurare una tragedia. C'è in Italia e in Europa un grande bisogno di cambiamento, c'è una grande domanda di buona politica. Alcuni si sono messi in movimento fuori dal nostro partito. Alla nostra sinistra si sta avviando un progetto interessante che aggrega persone disponibili a collaborare per il governo del Paese, traendo spunto dalla positiva esperienza di Pisapia a Milano. Anche al centro si sta delineando un'area moderata che ha invece già sostenuto i governi a guida Pd di questi ultimi anni. Ci piaccia o no in un sistema frantumato torna il tema delle alleanze, ma che senso avrebbe tutto questo se venisse meno il Pd, unico possibile  architrave di un'alleanza riformatrice e progressista ampia ma non disomogenea?

Dividersi ora, a pochi mesi dalle prossime elezioni, fa un regalo alla destra e al M5S, allontana gli elettori dal nostro partito e, soprattutto, sfregia il progetto più ambizioso che la sinistra e il centrosinistra hanno realizzato negli ultimi dieci anni.

Non esiste un grande partito senza pluralismo ma non esiste neppure un grande partito senza regole che consentano di discutere e decidere. Se non piace questo Pd - e posso capire che se ne vedano anche i molti limiti - si usi il Congresso per un chiarimento di fondo, per riaprire un cantiere politico, per rendere il Pd un partito più aperto, più radicato, più capace di rappresentare la società italiana, più capace di parlare ai giovani e alle parti meno garantite del Paese. Il Congresso non può servire per sancire una rottura prima ancora di iniziare! [segue...]

<b>835</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>30</b> Eventi da me promossi
<b>108</b> Interventi a Montecitorio
<b>102</b> Impegni in Italia
<b>47 </B> Missioni e incontri internazionali

«Salvare il Pd è ancora possibile. Faccio un appello ai dirigenti: bloccate le macchine della divisione» dice Matteo Renzi al Corriere della Sera nell'intervista di Aldo Cazzullo. «Ma non accetto ricatti: il congresso va fatto, l' ha chiesto la minoranza. I tempi? Non li decido io, c' è lo statuto». Ma ieri è stata un' altra giornata difficile per il Pd.
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Marina Sereni, 2009-2015