Marina Sereni
Marina Sereni
‘La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale’. Lo dice l’articolo 2 della nostra Costituzione che insieme al più famoso articolo 3 e all’articolo 4  ho citato salutando gli ospiti che su invito dell’Associazione italiana persone down  (AIPD) hanno assistito alla proiezione del film Diritto ai diritti e al dibattito che ne è seguito.Ho accolto volentieri la proposta di portare dentro Montecitorio il film di Christian Angeli realizzato in collaborazione anche con Radio Radicale perché credo fermamente che la Camera dei Deputati sia la casa di tutti gli italiani, di ciascuno e di tutti, senza alcuna distinzione. [segue...]
Come abbiamo più volte detto e scritto l'Italicum non è la legge elettorale perfetta, che probabilmente non esiste, ma è una buona legge poiché restituisce agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti e garantisce la governabilità. Tuttavia in queste settimane in modo più o meno strumentale in tanti hanno sollevato dubbi su questa legge elettorale e dunque credo sia stato un gesto di buon senso e di responsabilità da parte del Pd e della maggioranza che sostiene il governo approvare una mozione che apre esplicitamente e alla luce del sole un confronto nelle sedi parlamentari proprie. In questo modo si toglie da tavolo della campagna per le riforme costituzionali un argomento improprio, che rischiava di creare confusione nella campagna referendaria. [segue...]

 In una New York ancora scossa per le esplosioni di ieri, di cui non sono ancora sufficientemente chiari autori, motivazioni e mandanti, sta per aprirsi l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Al centro di questa sessione il tema che assilla da mesi i governi e le istituzioni europee: la gestione comune dei fenomeni migratori, la capacità di trovare risposte alle cause di fondo - le guerre, le siccità, le carestie - dei flussi di migranti e di profughi in ogni parte del pianeta, la necessità di ripartire le responsabilità dell'accoglienza. Il Governo italiano sarà lì per ribadire che siamo in prima fila nell'azione di salvataggio delle vite umane di coloro che fuggono e cercano rifugio attraversando il Mediterraneo.

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Premessa: rispetto tutte le opinioni, credo che il referendum non sarà il Giudizio Universale, ho fiducia nella capacità degli elettori italiani di orientarsi su una materia pure complessa come la revisione della Parte II della Costituzione. Trovo però abbastanza irritante che ogni giorno sia segnato da una nuova polemica fondata ....sul nulla! 

Vediamo le ultime due. Il quesito che gli italiani troveranno sulla scheda è questo: 

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016? »

 Apriti cielo! Dichiarazioni al fulmicotone sul quesito truccato, sul Sì che imbroglia... In effetti la domanda scritta sulla scheda ha il pregio di essere molto chiara e potrebbe indurre un elettore libero da pregiudizi ad accettare la sfida del cambiamento e votare Sì. Tuttavia questa chiarezza non è frutto della decisione di qualche ignoto autore o di qualche  disinvolto comunicatore. Nella scheda infatti, così come prevede l'articolo 16 della legge 352 del 1970, ci si limita a riportare il titolo della legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Tanto che il Comitato per il No ha raccolto le firme sullo stesso quesito! (come mostra la foto ). Aggiungerei, per i cultori della materia parlamentare, che non mi risulta né alla Camera né al Senato che le opposizioni abbiano mai presentato emendamenti per cambiare il titolo della legge di revisione costituzionale. Eppure ne hanno presentati milioni! Allora, perché agitare questa polemica? Perché inasprire i toni del confronto senza reali motivi?

 E veniamo alla seconda polemica. La data. Secondo la legge il Consiglio dei Ministri aveva tempo fino al 13 ottobre per decidere il giorno del voto referendario, ma ha ritenuto di poter definire ieri - 26 settembre - il calendario. Si voterà il 4 dicembre, cioè esattamente all'interno di quella finestra tra i 50 e i 70 giorni dal decreto del Presidente della Repubblica che indice il referendum. Non è la prima data utile ma nemmeno l'ultima. La ragione della scelta è stata di fatto resa esplicita dal Presidente del Consiglio ed è legata alla volontà/necessità di esaminare la manovra finanziaria con l'approvazione della Legge di Bilancio almeno in uno dei due rami del Parlamento. Poiché stiamo parlando di un adempimento istituzionale importante - e non rinviabile - non si vede dove sia lo scandalo. Peraltro un tempo di campagna referendaria più ampio dovrebbe essere salutato da tutti come un modo per poter raggiungere meglio gli elettori, per poter dare ad ognuno la possibilità di approfondire e scegliere consapevolmente. Allora perché le polemiche e i toni sprezzanti?

Viene il dubbio che il variegato campo del No abbia pochi argomenti per poter sostenere la sua posizione, viene il dubbio che si preferisca parlare d'altro anziché delle norme e dei contenuti della riforma, viene in mente che si voglia "buttarla in caciara" come dicono a Roma... E noi? E quelli per il Sì?

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Su La Repubblica, lo scenario di Evan Cornog sul duello televisivo Clinton- Trump. Cornog  è autore di numerosi saggi di politica e comunicazione e scrive, tra l'altro, sul The New Yorker w Los Angeles Times

26 settembre 2016 -Stasera, quando Hillary Clinton e Donald Trump saliranno sul palco dell' Hofstra University di New York per il loro dibattito, porteranno avanti una tradizione della politica americana per le elezioni del presidente che risale all' ormai leggendario primo dibattito del 1960 tra John Kennedy e Richard Nixon, tradizione che a sua volta si regge su un' usanza ancora più antica e radicata nella storia americana. Ragionare in pubblico di questioni di interesse nazionale è infatti una tradizione dalle origini antichissime, risalente ad Atene con Pericle e a Roma con Cicerone, arrivata fino ai nostri giorni attraverso innumerevoli assemblee e parlamenti. Negli Stati Uniti questi dibattiti (sia di persona, sia sulla stampa) furono essenziali ai fini della decisione presa dai coloni americani di dichiarare la loro indipendenza, ed ebbero un ruolo cruciale nella stesura e nella ratifica della Costituzione e della Carta dei diritti. Attenzione duratura e coinvolgimento simile al riguardo di questioni assai importanti distinsero i sette dibattiti che si svolsero nel 1858 tra Lincoln e Douglas: quella serie di incontri, vera pietra miliare, ebbe luogo nell' ambito della campagna elettorale per un seggio al Senato degli Stati Uniti in Illinois tra Abraham Lincoln, il candidato repubblicano, e Stephen A. Douglas, il candidato democratico. All' epoca l' argomento più scottante era quello della schiavitù, e grandi folle si presentarono nelle piccole città dell' Illinois per assistere ai dibattiti, poi riportati scrupolosamente sulle pagine dei giornali, e per fare il tifo. [segue...]


Il Corriere della Sera dedica un articolo (del corrispondente Giuseppe Sarcina) e due interviste (di Viviana Mazza e Massimo Gaggi) al dibattito che mette a confronto i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Debora Spar, duirettrice  del Barnard College, la prestigiosa scuola femminile di Ny dove Hillary nek 2009 ha pronunciato il conferimento dei diplomi e Frank Bruni, opinionista del  New York Times rispondono alle domande su pregi e difetti dei candidati.

econdo un sondaggio condotto da Wall Street Journal e Nbc un terzo degli elettori americani aspetta il primo dibattito presidenziale per decidere chi votare. Il giorno è arrivato: stasera alle 21 (le tre del mattino in Italia), in diretta sulla Cnn , Hillary Clinton e Donald Trump si confronteranno nel palazzetto sportivo della Hofstra University, a Long Island, nello Stato di New York. È il primo dei tre appuntamenti, più quello tra i potenziali vicepresidenti, che scandiranno il percorso di avvicinamento al voto dell' 8 novembre. Stando alla media delle rilevazioni calcolata dal sito RealClearPolitics , Hillary Clinton si presenta in vantaggio con 2,5 punti percentuali a livello nazionale: 46,2% contro 43,7%. Ma entrambi i contendenti sono i più impopolari nella storia recente delle presidenziali: Hillary non piace al 56% e «The Donald» al 66% degli americani, stando all' ultima ricerca pubblicata il 31 agosto scorso dal Washington Post e da Abc. Eppure si prevede che i 90 minuti di trasmissione saranno seguiti da 100 milioni di persone. Un' audience da Super Bowl, il match clou del football americano, e comunque un record per questo genere di programmi. L' ascolto da battere è quello totalizzato dal duello tra Jimmy Carter e Ronald Reagan nel 1980: 80 milioni di contatti.

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Partito Democratico
AREA Dem
Forum Terzo Settore
Marina Sereni, 2009-2015