Marina Sereni
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01-12-2014
 

XVII LEGISLATURA


CAMERA DEI DEPUTATI

 




PROPOSTA DI MODIFICAZIONE AL REGOLAMENTO

 

“Disciplina dell'attività di rappresentanza degli interessi particolari e istituzione del Registro pubblico dei rappresentanti di interessi"

 

d'iniziativa dei deputati

 

SERENI


Presentata alla Presidenza della Camera

 

 

 

 

Onorevoli colleghi! - Con la presente proposta di modifica al Regolamento della Camera si intende disciplinare l’attività di relazioni istituzionali svolta, in Parlamento, dai gruppi di pressione per influire sul processo decisionale. Questa attività di persuasione, influenza e sollecitazione è indicata  comunemente con il termine di lobbying, dalla parola inglese lobby, ovvero quel processo per mezzo del quale “i rappresentanti di gruppi di interesse agendo da intermediari portano a conoscenza dei legislatori, dei decision-makers, i desideri dei loro gruppi” (G. Pasquino, Gruppi di pressione, in. N. Bobbio, N. Matteucci, G. Pasquino, Dizionario della Politica, Utet, 2004).

Nell’ambiente politico la parola lobby entra nel 1640 ed è usata per indicare la grande stanza d’ingresso della House of  Commons di Londra, aperta al pubblico, dove conversavano parlamentari, giornalisti e, appunto, lobbisti, ovvero portatori di interessi particolari. E’ negli Stati Uniti d’America che, dal 1832, la parola lobby viene utilizzata anche come verbo per indicare l’attività di persuasione dei lobby agents verso i politici locali. Il diretto coinvolgimento delle lobby nel processo decisionale è ormai una caratteristica propria del sistema politico degli Stati Uniti e trova il suo fondamento nella stessa Costituzione (P.L. Petrillo, Democrazie sotto pressione. Parlamenti e lobby nel diritto pubblico comparato, Giuffrè editore, 2011). L'esperienza delle società anglosassoni ha dimostrato nel tempo come la regolamentazione delle lobbies costituisca non solo un efficace strumento nella lotta alla corruzione ma soprattutto uno strumento essenziale per assicurare  l’efficacia delle politiche pubbliche e la più ampia partecipazione della società civile ai processi decisionali. In Italia, al contrario, giuristi autorevoli, fino a non molti anni fa, hanno manifestato una sorta di avversione nei confronti dei gruppi di pressione, visti come una di minaccia alla “purezza” delle Assemblee parlamentari, una “malattia dell’ordinamento rappresentativo, male da combattere e da eliminare” (C. Esposito).  Nell’opinione pubblica italiana, il fenomeno delle lobbies e il suo rapporto con la politica evoca, ancora oggi, giudizi negativi: l’idea di manipolazione, conflitti di interessi o, nella migliore delle ipotesi, di scarsa trasparenza. Non è un caso, probabilmente, che il primo vero disegno di legge organico in materia di gruppi di pressione in Italia sia stato presentato in occasione dell’introduzione di misure volte a contrastare la corruzione (B. G. Mattarella, Le regole dell’onestà. Etica, politica, amministrazione, Il Mulino 2007). La professionalità dei lobbisti e dei rappresentanti delle istituzioni è messa in dubbio a prescindere da qualsiasi valutazione di merito sulla correttezza dei comportamenti individuali, quando invece i casi di corruzioni o riferibili ad altre fattispecie penali non sono altro che, il più delle volte, la degenerazione patologica di rapporti non regolati e dunque non trasparenti. La necessità di fissare delle regole discende, quindi, dall’esigenza di cancellare qualsiasi sospetto che gravi sui rapporti tra interessi economici privati e i rappresentanti delle istituzioni. La Corte Costituzionale ha affermato che le attività di influenza svolte dai portatori di interessi privati nei confronti dei decisori pubblici non sono finalizzate “ad espropriare dei loro poteri gli organi legislativi o ad ostacolare o a ritardare l'attività degli organi della pubblica amministrazione,  ma mirano a migliorare ed a rendere più trasparenti le procedure di raccordo degli organi rappresentativi con i soggetti più interessati dalle diverse politiche pubbliche” (Corte Cost., sent. n. 379 del 2004), come avviene da tempo nelle altre democrazie. La crisi di rappresentanza dei partiti ha reso più urgente la necessità di intervenire per regolamentare il settore, oltretutto è venuta meno una certa mitologia dell’interesse pubblico e della legge come espressione della volontà generale. Nella scienza giuspubblicistica, si comincia a comprendere che l’interesse pubblico, se esiste, non può che essere il frutto di un processo di confronto tra gli interessi particolari. Oggi l’attività lobbistica è giudicata positivamente quando risulta funzionale al processo deliberativo, quando  cioè consente di valutare l’impatto delle scelte sui destinatari, tanto da parlare di “funzione pubblica” dei gruppi di pressione in quanto “facilitatori” del processo decisionale. E’ un cambiamento importante nell’approccio alla materia sul quale ha sicuramente inciso l’ordinamento comunitario, i cui caratteri sono stati influenzati dal confronto e dalla mescolanza di una molteplicità di culture giuridiche, tra cui figurano quella anglosassone e quella dei paesi scandinavi, che hanno origini diverse dalla cultura giuridica francese e italiana. Non a caso, nell’ordinamento comunitario il fenomeno del lobbying non solo non soffre di quel pregiudizio negativo che avvertiamo in Italia ma è regolamentato positivamente già da diversi anni (N. Lupo, Verso una regolamentazione del lobbying anche in Italia? Qualche osservazione preliminare, www.amministrazioneincammino.luiss.it, 2006).

Unione Europea

In Europa, l'attività di rappresentanza è stata in parte disciplinata tramite l'istituzione di un registro congiunto tra la Commissione europea e il Parlamento europeo, oltre che attraverso la predisposizione di un sistema codificato di registrazione e di accreditamento presso il Parlamento. Nel 2011, infatti, è stato siglato un “Accordo tra il Parlamento europeo e la Commissione europea sull'istituzione di un registro per la trasparenza per le organizzazioni, le persone giuridiche e i lavoratori autonomi impegnati nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche dell'Unione” che prevede l'istituzione di un registro per la trasparenza il cui scopo è di occuparsi di tutte quelle attività portate avanti con l'obiettivo “di influenzare, direttamente o indirettamente, l'elaborazione o l'attuazione delle politiche e i processi decisionali delle istituzioni dell'Unione”. Il registro consiste in una sorta di database, aperto, consultabile on-line e gratuito, in cui chiunque svolga attività di policy making è invitato a iscriversi e a rispettare un codice di condotta, pena l'esclusione dallo stesso. L'incentivo a registrarsi risponde anche alla necessità di poter accedere al Parlamento europeo, laddove l'accreditamento alla sede è riservato esclusivamente a coloro che ne risultino iscritti.  Questo sistema permette quindi di visionare i nominativi dei professionisti iscritti, di individuare le società che essi rappresentano e di seguire una “traccia legislativa”, ovvero la possibilità per i parlamentari di allegare la lista dei lobbisti incontrati durante la preparazione di un testo. L'obiettivo è di raggiungere una maggiore trasparenza e conoscenza circa la dimensione, la composizione e l'impatto del settore. L’accordo è stato recentemente rivisto da un gruppo ad alto livello, composto anche da parlamentari appartenenti a tutti i gruppi politici oltre ad un osservatore del Consiglio europeo. Il gruppo ha formulato una serie di raccomandazioni per il miglioramento del registro; il risultato di tale riesame è un accordo interistituzionale rivisto, che è stato adottato dalla Commissione il 9 aprile 2014 e approvato dal Parlamento europeo durante la sessione plenaria del 15 aprile 2014. Il nuovo registro sarà attivo, al più tardi, dal 1º gennaio 2015.

L’attività delle lobby non è regolamentata in modo uniforme: in alcuni Paesi, l’accesso dei gruppi di pressione ai luoghi decisionali è oggetto di specifica legislazione, in cui sono indicati obblighi e diritti; in altri, risultano prevalenti le procedure consuetudinarie o i codici di condotta e di deontologia professionale; in altri ancora, manca ogni normazione, come se la questione non si ponesse (La disciplina dell’attività di lobbying in Francia, Germania, Regno Unito e USA, Biblioteca – Legislazione straniera, Camera dei deputati, XVII legislatura, 31 gennaio 2014).

Francia

Nel 2009 le due Camere del Parlamento francese, l’Assemblea nazionale (AN) e il Senato, hanno avviato alcune iniziative per disciplinare le attività di lobbying al loro interno, in modo tale da garantire una maggiore trasparenza della vita politica e prevenire eventuali rapporti illeciti tra parlamentari e gruppi d’interesse. Il 2 luglio 2009, l’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea nazionale (le Bureau de l’Assemblée Nationale) aveva adottato alcune prime regole di trasparenza e di etica applicabili all’attività dei rappresentanti dei gruppi di pressione (lobbies) presso tale Camera, contenute in uno specifico “Codice di condotta”, che è stato successivamente oggetto di modifiche. Il nuovo Code de conduite dei rappresentanti di interessi è stato adottato dall’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea nazionale il 26 giugno 2013, che ha raccolto i suggerimenti di un gruppo di lavoro presieduto Christophe Sirugue  (Rapport du groupe de travail sur les lobbies à l’Assemblée nationale). Attualmente è stabilito che il lobbista che intende accedere presso la sede dell’Assemblea nazionale debba essere iscritto nel “registro dei rappresentanti d’interessi” (tableau de répresentants d’intérêts), disponibile on line sul sito dell’AN, e possedere un documento specifico (carte de répresentant) da presentare all’ingresso della sede dell’AN. Con la presentazione di tale documento il lobbista riceve uno specifico badge d’accesso all’AN per un’intera giornata. Il badge è rilasciato per lo svolgimento di una determinata attività. Per la richiesta d’iscrizione nell’elenco sopra citato i rappresentanti delle lobbies sono tenuti, insieme al loro datore di lavoro, a riempire un modulo (formulaire d’enregistrement), disponibile sul sito internet dell’AN, in cui sono comunicati gli interessi di cui sono rappresentanti, insieme ad altri dati, e ad inviarlo alla “Segreteria generale dell’Assemblea e della Presidenza” dell’AN. Sul sito dell’AN sono presenti sei diversi formulaires d’enregistrement, ognuno relativo ad una categoria di ente presso cui può operare un rappresentate di interessi. Sono dunque disponibili moduli per rappresentanti di: imprese; autorità amministrative indipendenti ed altri organismi pubblici; organismi di ricerca; organizzazioni non governative ed associazioni; organizzazioni rappresentative di categorie professionali o organizzazioni sindacali; studi di consulenti specializzati in determinate materie o studi di avvocati. Nel formulario i “lobbisti” dichiarano di sottoscrivere il Codice di condotta.  In caso di mancato rispetto del Codice di condotta, l’Ufficio di Presidenza, potrà decidere di ritirare dal registro dei rappresentanti di interessi, a titolo provvisorio o definitivo, il rappresentante inadempiente o trasgressore. Sulla base delle nuove regole sull’attività di lobbying, i rappresentanti di interessi registrati presso l’AN hanno inoltre la possibilità di pubblicare sul sito dell’Assemblea un proprio contributo relativo ad una questione trattata durante i lavori parlamentari. Il testo del contributo deve essere redatto in un numero massimo di 7.000 caratteri e deve riguardare uno specifico atto parlamentare. Nel febbraio 2013 è stata inoltre decisa dall’Ufficio di Presidenza una modifica dell’Instruction général du Bureau volta a favorire la pubblicità di eventuali audizioni di rappresentanti di interessi. E’ previsto che le relazioni, i pareri e gli altri documenti presentati alla Presidenza dell’Assemblea da una commissione, una delegazione, un ufficio o altro organo dell’Assemblea nazionale debbano contenere, in allegato, la menzione dell’insieme delle audizioni realizzate dal relatore nell’ambito del proprio lavoro parlamentare. Se un’audizione non è stata condotta, ciò deve essere segnalato nel documento. Nell’allegato devono inoltre essere indicate in maniera distinta le audizioni di rappresentanti di interessi iscritti nel registro.

Germania

Il Bundestag è stato il primo Parlamento in Europa a prevedere disposizioni specifiche volte a regolare i rapporti istituzionali con i gruppi di pressione. In attuazione di una decisione del 21 settembre 1972 concernente la registrazione di associazioni e dei loro rappresentanti (Beschluß über die “Registrierung von Verbänden und deren Vertreter”), l’Allegato 2 al Regolamento del Bundestag (Anlage 2 – Registrierung von Verbänden und deren Vertretern) stabilisce che ogni anno è elaborata una lista pubblica (öffentliche Liste) in cui vengono registrate tutte le associazioni che intendono rappresentare o difendere interessi di fronte al Bundestag o al Governo federale. L’iscrizione nel registro rappresenta una condizione preliminare perché i rappresentanti dei gruppi di pressione possano partecipare alle audizioni nelle commissioni parlamentari e accedere ai locali parlamentari previo rilascio di una tessera di riconoscimento (Hausausweis). Al momento dell’iscrizione, i rappresentanti dei gruppi di pressione devono fornire, in un apposito modulo di registrazione (Meldeformular), una serie di indicazioni, tra cui: nome e sede dell’associazione; composizione della presidenza e degli altri organi direttivi; ambito di interesse dell’associazione; numero dei membri; nome dei rappresentanti dell’associazione.  Il registro delle associazioni non ha alcuna rilevanza giuridica, è stato istituito allo scopo di garantire la trasparenza dell’attività di lobbying in ambito parlamentare e di fornire un supporto informativo per i lavori del Bundestag e delle commissioni. L’inserimento nella lista non conferisce automaticamente al gruppo accreditato il diritto di pretendere un trattamento privilegiato, né quello di essere audito dalle commissioni parlamentari. Il Bundestag può, infatti, decidere di sospendere unilateralmente la validità della tessera di riconoscimento per accedere agli uffici parlamentari e, d’altra parte, le commissioni possono, nel caso lo ritengano necessario, invitare alle riunioni anche associazioni o esperti che non sono iscritti nel registro. Nel registro parlamentare delle lobby non possono figurare enti, fondazioni ed istituti di diritto pubblico, e neppure le associazioni appartenenti ad una confederazione già registrata, singole società o singole imprese.  Il Regolamento parlamentare stabilisce che la lista debba essere pubblicata annualmente dal Presidente del Bundestag in un supplemento della Gazzetta ufficiale federale (Bundesanzeiger). Oltre alle audizioni formali in commissione, i principali momenti di contatto e di confronto tra parlamentari e rappresentanti di gruppi di interesse hanno luogo durante le c.d. “serate parlamentari” (Parlamentarische Abende): si tratta di riunioni informali tra deputati, ministri e rappresentanti delle lobby, che vengono organizzate nel corso delle sessioni parlamentari per agevolare lo scambio diretto di informazioni fra politici ed esperti sui temi più svariati.

Regno Unito

Fonte normativa di riferimento per la disciplina dell’attività di lobbying è, nel Regno Unito, il Transparency of Lobbying, Non-Party Campaigning and Trade Union Administration Act 2014.  La nuova legge, promulgata il 30 gennaio 2014, introduce un registro dei lobbyisti professionali (consultant lobbyists) e ne disciplina le forme di pubblicità, con riguardo, tra l’altro, ai rapporti con i committenti e ai limiti di spesa per le campagne elettorali che si applicano ai candidati e alle organizzazioni non appartenenti a partiti politici registrati (questi ultimi altrimenti soggetti a particolari regole di trasparenza e contabilità). Si tratta di novità significative considerato  che l’ordinamento britannico non contemplava una specifica disciplina delle attività di lobbying (definitive un tempo di public affairs o di public relations); né prevedeva forme obbligatorie di registrazione dei soggetti che tali attività esercitano.  La tenuta del registro è affidata ad un organo monocratico di nuova istituzione e posto in condizione di autonomia dal governo e dal settore industriale di riferimento, il Registrar of Consultant Lobbyists, il cui ufficio vigila sul possesso dei requisiti da parte degli operatori che vi sono iscritti nonché sull’osservanza degli obblighi di trasparenza relativamente alla pubblicazione dei dati dei loro clienti. L’esercizio dell’attività suddetta senza previa registrazione, oppure la comunicazione a tal fine di dati incompleti o inaccurati, costituiscono comportamenti dalla legge qualificati come reati;  nei casi meno gravi, sono previste semplici sanzioni pecuniarie.  In assenza di una disciplina legislativa, il tema - già affrontato dal Nolan Committee - era stato oggetto di una specifica indagine avviata nel 2007 dal Public Administration Committee della Camera dei Comuni, che aveva formulato nella relazione finale una serie di raccomandazioni volte a garantire la trasparenza delle decisioni governative rispetto all’influenza di interessi esterni, tra cui, appunto, quella di istituire un registro pubblico delle lobbies e dei rispettivi agenti o rappresentanti. Prima di arrivare all’introduzione, nel 2014, di una specifica disciplina legislativa, fonti di obblighi generali in materia di conflitti di interesse, al fine di prevenire ogni interferenza tra interesse pubblico ed interessi privati, erano una serie di norme deontologiche; tali obblighi sono stati trasposti nei codici di condotta destinati rispettivamente al pubblico impiego e ai membri di Governo nonché nelle regolamentazioni interne delle Assemblee legislative.  Ai membri del Parlamento si applicano, in particolare,  il Code of Conduct e le correlate risoluzioni della Camera di appartenenza (House of Commons, Code of Conduct together with The Guide to the Rules relating to the conduct of Members; House of Lords, Code of Conduct for Members of the House of Lords and Guide to the Code of Conduct), che a tutela della dignità e dell’indipendenza dell’istituzione dichiarano la totale incompatibilità con il mandato parlamentare della paid advocacy e di ogni attività parlamentare svolta nell’esclusivo interesse di soggetti esterni e da questi remunerate.

Stati Uniti d’America

La piena liceità del lobbying e l’ampia diffusione che il fenomeno, da tempo, ha avuto negli Stati Uniti, propiziata dal peculiare modello costituzionale, non hanno ostacolato la regolamentazione per legge della materia, allo scopo di impedirne la degenerazione. Tralasciando i precedenti legislativi del XIX secolo, una prima organica disciplina fu introdotta con il Federal Regulation of Lobbying Act del 1946, nelle cui disposizioni si rispecchiava l’approccio normativo rivolto, per un verso, ad assicurare la trasparenza del fenomeno e per l’altro a sanzionare quei comportamenti illegittimi, posti in essere travalicando i limiti del right to petition garantito dalla Costituzione federale. L’efficacia della legge federale fu tuttavia minata da alcune difficoltà applicative. Dopo alcuni infruttuosi tentativi, per una riforma legislativa in materia si è dovuti attendere fino all’approvazione del Lobbying Disclosure Act (Public Law 104-65, 19 dicembre 1995). L’impianto della legge si caratterizza per l’obbligo di registrazione posto su qualunque soggetto eserciti attività di lobbying dietro remunerazione, indipendentemente dal fatto che la svolga all’interno o all’esterno delle istituzioni interessate, e per l’inclusione nell’ambito applicativo dell’attività di lobbying nei confronti dell’Esecutivo, prima escluso. La legge del 1995 ha inoltre superato l’indeterminatezza definitoria della disciplina precedente con riguardo ai comportamenti qualificabili come lobbying. Una volta individuati i profili soggettivi dell’attività, la legge ne definisce la natura e l’oggetto: integra l’attività di lobbying sia la comunicazione orale o scritta (lobbying contact) diretta ad un covered executive or legislative branch official e posta in essere nell’interesse di un cliente in riferimento a determinate attività istituzionali, sia ogni attività di preparazione, ricerca e, in generale, predisposizione di strumenti preordinata all’esecuzione di attività lobbistiche proprie od altrui (lobbying activity). Su queste premesse è intervenuta, nel 2007,  l’ulteriore riforma introdotta con l’Honest Leadership and Open Government Act (Public Law 110-81, 14 settembre 2007), che ha modificato in più parti il Lobbying Disclosure Act del 1995. Le nuove disposizioni, in particolare, si concentrano sulla deontologia dei membri del Congresso e sulla trasparenza del loro operato, nell’intento di limitare l’ingerenza dei gruppi di pressione nei procedimenti legislativi e di porre un argine ai fenomeni di vicendevole ricambio tra ceto parlamentare ed esponenti degli interessi organizzati (proposito reso esplicito già nella rubrica del titolo primo del testo normativo: “Closing the revolving door”).  In tale prospettiva la legge reca modifiche anche alla legislazione in materia di finanziamento delle campagne elettorali (segnatamente il Federal Election Campaign Act del 1971) e ai regolamenti parlamentari delle due Camere del Congresso, per la parte che di essi concerne la deontologia parlamentare nonché puntuali aspetti del procedimento legislativo (è il caso del cosiddetto fenomeno degli earmarks dei progetti di legge, ossia della prassi diretta a destinare, su impulso di lobbies e per mezzo di leggi ad hoc, risorse finanziarie a determinate categorie di soggetti in elusione dei diversi criteri allocativi stabiliti dall’Esecutivo). Altre regole, poste dalla legge o da questa aggiornate, codificano principi di “etica pubblica” alla cui osservanza sono tenuti anche gli esponenti dell’Esecutivo o i titolari di determinate funzioni all’interno delle amministrazioni pubbliche. Rafforzando il già vigente criterio delle “incompatibilità successive”, il legislatore, in primo luogo, ha esteso a due anni il periodo (cosiddetto cooling-off period) in cui il funzionario precedentemente in servizio presso l’amministrazione del Senato con grado elevato (senior executive personnel), oppure prima assegnato all’ufficio di un Senatore, non può intraprendere l’attività professionale di lobbyist. Analoga limitazione, per la durata di un anno, è prevista per gli altri funzionari del Senato nonché per gli ex membri della Camera dei Rappresentanti. La legge pone altresì obblighi di trasparenza con riguardo ai finanziamenti in favore di esponenti politici, ponendo regole applicabili alle diverse forme ed occasioni in cui, nell’esperienza politica degli Stati Uniti, conferimenti di denaro possono aver luogo: contributi elettorali, donazioni alle biblioteche presidenziali, erogazioni a comitati inaugurali oppure a convenzioni di partito per le elezioni primarie. Altre disposizioni della novella legislativa del 2007 riguardano le campagne elettorali, come, ad esempio, il divieto posto ai membri del Congresso di partecipare a manifestazioni organizzate in loro onore dal partito cui appartengono, se direttamente finanziate da un lobbista, a meno che il parlamentare medesimo non vi prenda parte in qualità di candidato alla carica di Presidente o di Vice-Presidente degli Stati Uniti.

Negli altri Parlamenti

Una regolamentazione del lobbismo fondata principalmente sulla registrazione dei gruppi di interesse e regole speciali di acceso agli edifici è il sistema in vigore presso il Parlamento danese (Folketing), il Parlamento Lituano, quello Polacco e la Camera bassa del Parlamento sloveno (Drzavni Zbor)  A tutt’oggi è la combinazione più restrittiva, giuridicamente parlando, che offre le maggiori garanzie di pratica trasparente da parte delle lobbies. Nel 2005, nella Repubblica Ceca è stato introdotto un codice etico volontario che regola a quali condizioni un parlamentare può avere rapporti con i lobbisti e in quali luoghi. Nei Paesi Bassi sono previsti accrediti e badge per consentire l’ingresso in Parlamento ai lobbisti. In Finlandia e Svezia le lobbies non hanno mai avuto una connotazione negativa,  come in passato in Francia o Spagna, anzi sono considerate come il miglior modo per raccogliere le opinioni della società civile (Rapport du groupe de travail sur les lobbies à l’Assemblée nationale, presieduto dal vice-presidente Christophe Sirugue, 27 febbraio 2013).

Nelle legislature passate sono stati presentati decine di proposte di legge in materia di gruppi di pressione, nessuno è mai stato approvato, alcuni sono stati esaminati nelle commissioni competenti ma nessuno è mai stato discusso in Assemblea. Diversi sono i settori sui quali sarebbe opportuno intervenire, dai rapporti con il Governo a quello con gli enti locali e le aziende pubbliche. I regolamenti di Camera e Senato hanno individuato da tempo formule di ascolto diretto dei gruppi di interessi. Si pensi alla possibilità delle Camere di svolgere inchieste parlamentari, indagini conoscitive, ovvero di richiedere audizioni o attivare le altre procedure di informazioni. Superato il timore di “contaminare” il procedimento legislativo è ormai una prassi consolidata quella delle hearings a fini istruttori ma è ormai opportuno e urgente una regolazione più adeguata alle nuove esigenze, anche per contrastare alcuni fenomeni di corruzione.

La presente proposta intende apportare modifiche al Regolamento per rendere più trasparente, in condizioni di parità di trattamento, l’attività di coloro che operano nell’ambito delle relazioni istituzionali in quanto soggetti portatori di interessi particolari, in modo da assicurare da una parte la loro professionalità e dall’altra il rispetto  delle regole deontologiche, nell’interesse generale delle Istituzioni. Con l’articolo aggiuntivo 67-bis, in particolare, i rappresentanti di interessi che intendono svolgere l'attività di relazione istituzionale nei confronti dei deputati sono obbligati a iscriversi in un apposito Registro pubblico istituito presso l'Ufficio di Presidenza della Camera ed articolato in sezioni distinte per categorie di interessi. L'Ufficio di Presidenza disciplina il contenuto, i requisiti e le modalità di iscrizione al Registro, prevedendo l’esclusione dall’obbligo di iscrizione per determinate categorie di soggetti in ragione della rilevanza istituzionale dell’ente per conto del quale svolgono l’attività. L’articolo 67- ter prevede che gli iscritti al Registro debbano, nello svolgimento della propria attività, osservare un codice deontologico, adottato dall'Ufficio di Presidenza, con l’obbligo di presentare una relazione annuale sull’attività svolta. Spetta sempre all’Ufficio di Presidenza definire i doveri dei deputati e tutte le altre norme necessarie a garantire la trasparenza e la pubblicità dell’attività dei rappresentanti di interessi, oltre che le eventuali sanzioni per le violazione delle norme in questione.  Il Registro, il codice deontologico e la relazione annuale sono pubblicati nel sito internet della Camera dei deputati.

Nel Registro dovrebbero essere indicati: i dati anagrafici e il domicilio professionale del rappresentante di interessi; i dati identificativi del portatore di interessi per conto del quale è svolta l'attività di relazioni istituzionali; l'interesse particolare che si intende rappresentare, nonché i potenziali destinatari dell'attività di relazioni istituzionali; le risorse economiche e umane di cui dispone il rappresentante di interessi per lo svolgimento dell'attività di relazioni istituzionali.  Dovrebbero invece essere esentati dall'obbligo di iscrizione nel Registro: i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio nell'esercizio delle loro funzioni; i dirigenti dei partiti e dei movimenti politici; i dirigenti dei sindacati; i dirigenti delle associazioni dei consumatori riconosciute per legge; i giornalisti nell'esercizio della loro attività professionale di informazione rivolta al pubblico; gli ambasciatori e i diplomatici stranieri in relazione alle attività svolte per conto e nell'interesse di Stati esteri; i rappresentanti degli enti e delle confessioni religiosi in relazione alle attività svolte per conto e nell'interesse di tali enti o confessioni. La normativa di dettaglio dovrebbe prevedere eventuali cause di incompatibilità, in particolare, per quanti godono, in ragione della loro professione o di prerogative speciali ad essi attribuite, di accesso privilegiato alle sedi delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni. Così  come non dovrebbe essere permesso iscriversi nel Registro ai deputati nei due anni successivi alla cessazione del loro mandato. Per quanto concerne i requisiti per l'iscrizione il rappresentante di interessi dovrebbe aver compiuto la maggiore età; non aver riportato condanne passate in giudicato per reati contro la personalità dello Stato, la pubblica amministrazione, l'amministrazione della giustizia, l'ordine pubblico, l'incolumità pubblica, il patrimonio o contro la persona e non essere mai stato interdetto dai pubblici uffici; non essere stato dichiarato fallito, salvo che sia stato riabilitato.  L’iscritto al Registro dovrebbe avere diritto a presentare ai deputati richieste di incontro, proposte e suggerimenti sull'attività parlamentare, i risultati di studi e di ricerche, nonché qualsiasi altra comunicazione relativa all'interesse rappresentato. Dovrebbe inoltre essere riconosciuto al rappresentante di interessi iscritto al Registro la facoltà di accedere alle sedi istituzionali della Camera, di assistere alle procedure decisionali, e di acquisire documenti relativi a processi decisionali su atti normativi e regolamentari. Per quanto invece attiene alla relazione, concernente l'attività di relazioni istituzionali di cui all’art. 67-ter, essa dovrebbe contenere: l'elenco delle attività di relazioni istituzionali poste in essere; l'elenco dei deputati nei confronti dei quali sono state svolte le attività di relazioni istituzionali;l'elenco delle risorse economiche e umane effettivamente impiegate per lo svolgimento delle attività di relazioni istituzionali presso la Camera, la quale potrebbe chiedere agli iscritti nel Registro, ove necessario, la trasmissione di ulteriori informazioni e dati integrativi, e redigere ogni anno, un rapporto sulla verifica dell'attività dei rappresentanti di interessi svolta nell'anno precedente.

 

Allo stesso tempo ciascun deputato dovrebbe menzionare, nella relazione illustrativa degli atti normativi nonché nelle premesse agli atti di sindacato ispettivo e agli atti di indirizzo, le attività di relazioni istituzionali che hanno avuto luogo nel corso del processo decisionale o comunque per la formulazione dell’atto. Così come ciascun deputato dovrebbe garantire all’iscritto al Registro l'accesso ai documenti e alle comunicazioni ove l'interesse rappresentato sia pertinente all'oggetto dei processi decisionali in atto. Per quanto concerne le sanzioni, da adottare con provvedimento motivato, ascoltati gli interessati, la violazione degli obblighi previsti dal codice deontologico, andrebbe punita con la censura oppure con la sospensione o, nei casi di particolare gravità, con la cancellazione dal Registro. La falsità delle informazioni fornite all'atto di iscrizione al registro o nei successivi aggiornamenti, il mancato deposito della relazione o la falsità delle informazioni ivi contenute o la mancata ottemperanza alla richiesta di completare le informazioni andrebbero, allo stesso modo, punite con provvedimenti di censura o di sospensione ovvero, nei casi di particolare gravità, con la cancellazione dal Registro.

 

 

 

 



 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capo XIV-bis

Dei rapporti con i rappresentanti di interessi

 

 

Art. 67-bis.

 

  1. I rappresentanti di interessi che intendono svolgere l'attività di relazione istituzionale nei confronti dei deputati sono obbligati a iscriversi in un apposito Registro pubblico istituito presso l'Ufficio di Presidenza ed articolato in sezioni distinte per categorie di interessi.
  2. L'Ufficio di Presidenza disciplina il contenuto, i requisiti e le modalità di iscrizione al Registro, prevedendo l’esclusione dall’obbligo di iscrizione per determinate categorie di soggetti in ragione della rilevanza istituzionale dell’ente per conto del quale svolgono l’attività.
  3. Il Registro è pubblicato nel sito internet della Camera.

 

Art. 67-ter

 

  1. Nell'attività di relazione istituzionale nei confronti dei deputati gli iscritti al Registro di cui all’art. 67-bis osservano un codice deontologico adottato dall' Ufficio di Presidenza, che stabilisce altresì diritti e doveri derivanti dall’iscrizione al Registro, prevedendo in particolare un obbligo annuale di presentare all’Ufficio di presidenza una relazione sull’attività svolta.
  2. Il codice deontologico e le relazioni di cui al comma 1 sono pubblicati nel sito internet della Camera.
  3. L’Ufficio di Presidenza definisce altresì i doveri dei deputati e tutte le altre norme necessarie a garantire trasparenza e pubblicità dell’attività di cui all’art. 67-bis.
  4. Per le violazioni del codice deontologico e delle altre norme di cui all’art. 67-bis ed al presente articolo si applicano le sanzioni previste dall’Ufficio di Presidenza, che stabilisce altresì le relative modalità di applicazione.

 

 

 

 

 

Marina Sereni, 2009-2015