"Il dibattito politico d'agosto ha confermato che le divisioni nel centrodestra sono serie e difficilmente componibili. I cinque punti indicati dal vertice del Pdl come base per la verifica programmatica, anche solo nell'elencazione, sono lo specchio delle contraddizioni irrisolte nella maggioranza: come non notare che il federalismo di Bossi fa a cazzotti con una seria politica per il Mezzogiorno? Come non vedere che la sicurezza su cui tanto ha scommesso nella propaganda la destra, e la Lega in particolare, non è compatibile con le proposte sulla giustizia del Presidente del Consiglio e dei suoi fedelissimi? Come non accorgersi che la parola "fisco" è in quell'elenco soltanto per ammettere che non ci sono all'orizzonte riforme né tanto meno riduzioni del peso fiscale su imprese, lavoro e famiglie? Intanto è diventato chiaro che la rottura nel centrodestra ha a che fare con questioni non marginali: la concezione della politica e della democrazia (come si fa a parlare di "formalismi costituzionali" a proposito delle prerogative del Capo dello Stato in caso di crisi di governo?); l'idea della legalità e dell'etica politica; l'unità della Nazione. Certo teoricamente non è impossibile che Berlusconi e Fini trovino la convergenza su un programma per proseguire la legislatura. Ma ciò presuppone la volontà e la capacità da parte del Presidente del Consiglio di confrontarsi, discutere, mediare: in una parola, di misurare la sua leadership, in un tornante difficile della vita del Paese, sul terreno proprio della politica, puntare a realizzare dei risultati concreti per uscire dalla crisi, trovare un equilibrio con l'alleato leghista sempre più irrequieto". Leggi tutto...