RIFORME E PD: E SE FOSSERO I FIGLI A CONVINCERE I PADRI? Con l’Assemblea Nazionale di domani si conclude la fase costituente del PD e si apre la campagna elettorale verso il 13 e 14 aprile. L’Assemblea è infatti chiamata ad approvare lo Statuto, il Manifesto dei Valori e il Codice etico, ma soprattutto è da qui che Walter Veltroni e il gruppo dirigente del Partito Democratico lanceranno i temi e la strategia per la sfida elettorale che ci attende. Il “discorso per l’Italia” di Veltroni a Spello ha avuto il pregio di indicare una visione del Paese. La strategia elettorale di presentarsi al voto con il nostro simbolo e le nostre proposte, liberi da condizionamenti e mediazioni estenuanti, rende credibile questo impianto riformista, e sembra capace di mobilitare non solo gli elettori “certi” del PD, ma anche quegli elettori “potenziali” che molte ricerche ci segnalano. E’ questo il nostro punto di forza: tanti cittadini e cittadine sentono che l’Italia ha bisogno di riforme profonde e coraggiose e hanno capito che il PD può essere quella forza che rompe le rendite di posizione, i privilegi, le pigrizie che impediscono al Paese di valorizzare le sue migliori energie e di crescere. E’ un’idea ambiziosa – che Veltroni lanciò già con il discorso del Lingotto parlando de “La nuova stagione: contro tutti i conservatorismi” – la quale richiede, a mio avviso, un partito fortemente radicato nella società, capace di parlare sia a quei ceti e a quegli individui che sono già pronti per le riforme, sia a coloro che in prima battuta possono temere l’innovazione e resistere al cambiamento. Non mi convince l’idea che in Italia sia sufficiente parlare “ai non garantiti” per vincere la sfida delle riforme. Dentro ogni categoria, in ogni ambito lavorativo e sociale, convivono spinte al cambiamento e forme di conservatorismo. E’ responsabilità della politica far leva sulle prime per battere le seconde. Se la politica si mostra determinata e non tentennante anche chi si rifugia nella difesa delle abitudini consolidate, delle inefficienze, dei privilegi ad un certo punto può essere spinto ad accettare il cambiamento, e alla fine forse persino a scoprire che “gli conviene”. Come dire: saranno i figli a convincere i padri. E’ in questa cornice che penso ad alcune delle priorità che il PD dovrà indicare nel suo programma: modernizzazione del sistema pubblico in direzione dell’efficienza e della riqualificazione della spesa; valorizzazione del merito degli individui, delle imprese, delle comunità; realizzazione delle infrastrutture necessarie allo sviluppo; diritti e doveri per ognuno; welfare che promuove le opportunità e la solidarietà tra le generazioni; grande investimento sulle risorse umane, sulla scuola, la formazione, la ricerca. Se il nostro obiettivo è guidare una stagione di modernizzazione e di crescita dell’Italia mi sembra del tutto coerente includere nel programma, con la necessaria chiarezza, il tema dei diritti civili. Non sto parlando di questioni eticamente sensibili (l’autonomia della scienza ed i limiti della ricerca; la vita e la morte…) quanto piuttosto di leggi che possano riconoscere anche nel nostro Paese diritti già previsti nell’ordinamento dell’Unione Europea e che corrispondono a mutamenti dei costumi e dei modi di vivere nella società. Penso in primo luogo al tema delle unioni civili, dei diritti di quelle persone – secondo l’ISTAT in aumento – che scelgono per molte e diverse ragioni di vivere insieme senza unirsi in matrimonio. L’accelerazione che la crisi politica ha avuto con la caduta del Governo non ci consente di discutere a lungo sul programma. Credo sia giusto però che dopo l’Assemblea Nazionale questo sia sottoposto al dibattito e al voto del Coordinamento politico perché le proposte del PD siano frutto di un percorso democratico vincolante per tutti e per tutte. Infine una considerazione sulle alleanze: il PD ha scelto di non costruire una coalizione larga, non per indifferenza verso la questione delle alleanze, ma perché vogliamo dire agli elettori e ai cittadini che se governeremo saremo in grado di realizzare ciò che in campagna elettorale abbiamo proposto perché avremo i numeri e le competenze per farlo. Il centrodestra è stato costretto a rincorrerci improvvisando una lista unica che – come è evidente – non riesce a rassomigliare neppure lontanemante ad un solido progetto unitario. In queste ore il PD ha incontrato Socialisti, Radicali e Italia dei Valori. Con quest’ultima formazione si è stretto un accordo che si motiva sia con la convergenza programmatica (anche se su alcuni temi, come la giustizia, non possiamo nascondere le differenze), sia con la disponibilità dell’IdV di dare vita ad un unico gruppo parlamentare, cosa importante perché rende chiaro che l’alleanza è un primo passaggio verso altri possibili sviluppi. Per lo stesso motivo con i Radicali credo sia giusto mantenere la disponibilità ad aprire oggi le liste del PD per continuare, dopo il 13 e 14 aprile, a costruire insieme il Partito Democratico come grande forza riformista in cui possa trovare piena cittadinanza anche la storia e la cultura dei Radicali italiani. Trovo invece incomprensibile il rifiuto dei Socialisti – che pure furono tra i soggetti fondatori delle liste uniche dell’Ulivo – di prendere in considerazione questa stessa ipotesi. Lo scenario politico è in movimento grazie alla nascita del PD. Continuare a rifugiarsi nella “tranquillità” dei piccoli partiti non è in sintonia con il Paese. L'articolo è pubblicato su EUROPA in edicola oggi(www.europaquotidiano.it)
|