Da ormai molti giorni le prime pagine di tutti i giornali e i titoli di tutti i Tg sono occupati dalle notizie sulle inchieste per corruzione. Gli appalti facili per gli amici in nome dell'emergenza e dei "grandi eventi", le tangenti al presidente della commissione urbanistica in Comune, la gigantesca truffa fiscale e il riciclaggio di fondi ad opera di grandi società telefoniche e delle comunicazioni, la collusione tra economia, politica e criminalità organizzata che giungerebbe perfino a determinare l'elezione in Parlamento. Si tratta di fatti diversi, avvenuti in contesti politici e istituzionali diversi, il cui profilo giudiziario spetterà alla magistratura di accertare. Tuttavia nell'insieme ci consegnano un quadro allarmante, un panorama di opacità, illegalità, corruzione molto esteso che coinvolge funzionari pubblici, uomini politici e imprenditori. Non ha molto senso domandarci il perché di questa contemporaneità di così tanti e diversi episodi; rischierebbe di essere una domanda inutile e forse fuorviante. Né credo sia particolarmente utile notare analogie e differenze con una stagione, quella di Tangentopoli e di Mani pulite, che viene comunemente considerata l'inizio della Seconda Repubblica. Un fatto però, al di là dell'esito dei singoli procedimenti, è purtroppo certo: inefficienza pubblica e illegalità privata si sono mescolate in questi decenni a causa della mancanza di riforme strutturali capaci di modernizzare il Paese e l'indebolimento dei partiti non ha affatto prodotto più rigore nel governo della cosa pubblica, più pulizia e trasparenza. E' del tutto ovvio che questo clima alimenta e acuisce la sfiducia e la disaffezione dei cittadini verso la politica, i partiti e le istituzioni democratiche, tanto più dentro una crisi economica e sociale in cui molte persone - più di quelle che percepiamo dall'informazione ufficiale - si sentono più insicure e sole. E' molto evidente la difficoltà non solo delle forze che sono al governo (forse ad eccezione della Lega per il suo forte radicamento territoriale e la sua propensione al populismo) ma anche dei partiti di opposizione di reagire a questo clima, di dare voce alle "persone oneste", a chi vorrebbe un Paese in cui la politica sia il luogo in cui si cercano le soluzioni e non il luogo in cui si creano o si acuiscono i problemi. Vedo qui un punto di analisi e di iniziativa politica che il Pd dovrebbe assumere come prioritario. Provo ad aprire una riflessione sul ruolo dei partiti e la rappresentanza politica che penso dovremmo istruire e approfondire anche come Area Democratica. I partiti sono diventati più leggeri, secondo alcuni per fortuna, ma il peso del ceto politico non è affatto diminuito. Semmai si è spostato il centro del rapporto tra i cittadini e la decisione politica: tutto è andato verso le istituzioni. Gli eletti (i singoli eletti) sono diventati l'unica interfaccia tra le domande della società e le possibili risposte. Con la caduta delle grandi ideologie, la fine dei partiti tradizionali e la disarticolazione dei blocchi sociali di riferimento di quei partiti è profondamente mutata la rappresentanza. Gli stessi sindacati e le stesse organizzazioni d'impresa, di fronte ai cambiamenti nel sistema produttivo, nella dimensione globale dei mercati, nel mercato del lavoro, hanno visto ridursi la loro capacità di rappresentare le domande reali dei propri associati. Quando Giuseppe De Rita indica nella crisi di tutti i "corpi intermedi", inclusi i sindacati, una delle ragioni delle difficoltà attuali del Paese credo colga un punto di assoluta verità. Alla frantumazione sociale è corrisposta così anche la polverizzazione della rappresentanza: sempre meno leggibile e importante l'interesse generale, sempre più rilevante la capacità di rispondere (davvero o con false promesse) agli interessi particolari di singoli o di gruppi ristretti. Contemporaneamente, a seguito dei nuovi meccanismi elettorali, si è indebolito il ruolo delle Assemblee elettive (consigli comunali, provinciali, regionali) mentre si è rafforzato il potere degli Esecutivi. Anche questo processo ha contribuito a ridurre il ruolo dei partiti, rendendoli di fatto determinanti soltanto nel momento della scelta delle candidature. Non credo sia possibile separare la riflessione sulla democrazia e sulla riforma del sistema parlamentare da una rilettura dei mutamenti che nella organizzazione della politica hanno prodotto le leggi elettorali per Regioni, Province, Comuni (elezione diretta e preferenza unica). Così come difficilmente si potrà riaffermare la centralità del Parlamento se non si riconnetterà il rapporto tra i parlamentari e il territorio e se non si riconsegnerà agli elettori la possibilità di scegliersi il parlamentare tornando ai collegi uninominali. Se queste considerazioni sono fondate ritengo sia urgente riprendere un dibattito pubblico sulla funzione dei partiti. E' ancora possibile anteporre il "bene comune" alla soddisfazione di una somma di interessi particolari? E' ancora questo il compito della politica e della democrazia, e cioè dei partiti? Non sembrino domande retoriche. In questi anni Berlusconi ha governato con un'altra idea (e questo è il motivo del suo fallimento strategico e della fragilità estrema del suo Pdl): impossibile dare a questo Paese un obiettivo comune di crescita economica e civile, troppo difficile fare le riforme, più conveniente giocare sulle fratture e sulle paure della società italiana. Ma anche nel campo progressista si è a volte scambiata la modernità con la fine della nozione di interesse generale e della politica come progetto di società. Sono convinta che nell'era post ideologica avere un progetto, una visione generale della società è, ancora più di prima, la ragion d'essere di un partito che voglia definirsi progressista e riformista. Ma questa ambizione presuppone partiti forti, organizzati nel territorio, capaci di formare e selezionare classi dirigenti competenti ed oneste, con regole democratiche interne solide, con modalità di finanziamento trasparenti e verificabili, con un codice etico frutto di un patto su principi non negoziabili di correttezza e affidabilità. Proprio ora, nel momento in cui massima potrebbe diventare la distanza tra l'opinione pubblica e i partiti, credo sia indispensabile misurarsi con questa sfida: cosa vuol dire oggi, nel 2010, dare attuazione all'articolo 49 della Costituzione? Questo potrebbe e dovrebbe essere a mio avviso anche il terreno di un confronto con quelle forze che nel centrodestra non pensano di rispondere alla "questione morale" né con il populismo e l'antipolitica né con la difesa ad oltranza dei presunti corrotti magari attraverso l'attacco alle toghe politicizzate. Per combattere e sconfiggere la corruzione certo servono anche altre riforme: penso tra tutti al tema dell'efficienza della pubblica amministrazione, delle regole per realizzare opere pubbliche in tempi ragionevoli, indispensabili se non si vuole cedere alla logica dell'emergenza che in questi giorni abbiamo sentito usare come giustificazione di ogni deroga e di ogni discrezionalità. Ma servono ancor di più quegli anticorpi, culturali prima ancora che normativi, che da Tangentopoli ad oggi la politica non è riuscita a darsi: istituzioni democratiche e rappresentative efficienti, partiti credibili, personale politico di cui ci si può fidare. Il Pd è nato anche dalla consapevolezza di dover rispondere ad una forte domanda di rinnovamento della politica e di dover dare dignità, significato e forza nuovi alla parola Partito (siamo l'unica forza politica italiana che ha recuperato il sostantivo, e non credo sia casuale). Una sfida di medio periodo che le cronache di questi giorni rendono urgente e non rinviabile. Post Scriptum: leggo sul Corriere della Sera, a proposito del Convegno che insieme ad altri colleghi parlamentari ho promosso ieri sulla crisi, che Piero Fassino, concludendo l'incontro, avrebbe dato quasi "l'addio" ad Area Democratica. Esattamente il contrario: nelle intenzioni dei proponenti e nelle parole di Fassino c'è stata la sollecitazione a far diventare Area Democratica un luogo di elaborazione di idee e di innovazione politico-culturale utile al progetto del PD. |