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16-07-2010
NON DIAMO PER SCONTATO CHE BERLUSCONI SIA GIA' USCITO DI SCENA

"Un ennesimo voto di fiducia e ... voilà! Il decreto che corregge i conti pubblici per 25 miliardi di euro passa al Senato e viene inviato "blindato" alla Camera. Non sappiamo se davvero il Governo riuscirà ad approvare la manovra estiva alla Camera senza ulteriori modifiche, certo è che siamo ormai di fronte al tentativo di annullare totalmente la funzione del Parlamento.

Fuori, davanti a Montecitorio, in questi mesi abbiamo incontrato e ascoltato i lavoratori dell'Eutelia, i terremotati dell'Abruzzo, i sindaci e i presidenti di Regione, gli studenti e gli insegnanti, i ricercatori universitari, le persone disabili, i poliziotti, i vigili del fuoco "discontinui"...

Dentro, come se il mondo esterno non esistesse, continuiamo a vedere una maggioranza litigiosa e confusa che rifiuta di confrontarsi e nasconde nella protervia di continui voti di fiducia la sua incapacità di affrontare i nodi di fondo della situazione economica e sociale del Paese.

Gli effetti della crisi si fanno sentire su un numero sempre più alto di persone e famiglie ma Tremonti rilascia interviste soddisfatto, mentre il Governo perde pezzi per il dilagare di scandali che uniscono personaggi oscuri e poco raccomandabili con esponenti del Pdl e dell'esecutivo.

La manovra esce dal Senato con alcune modifiche che, se possibile, ne peggiorano di gran lunga la qualità. Se si è riusciti a "ridurre il danno" sul problema della disabilità che dire invece dell'emendamento sulle quote latte che premia, tanto per cambiare, i furbi che non rispettano le regole ed espone l'Italia ad una infrazione a livello comunitario? Beh, ma nello stesso provvedimento - in nome del rigore europeista - abbiamo di colpo portato a 65 anni l'età della pensione per le donne che lavorano nella pubblica amministrazione, senza che si sia messo in campo un piano per sostenere la parità tra uomini e donne nel mercato del lavoro e tanto meno nei percorsi di carriera!

La manovra del Governo resta immutata nei suoi punti principali: i tagli sono in gran parte (14,8 miliardi di euro) sulle Regioni e gli Enti locali, lavoratori autonomi e dipendenti con i requisiti per andare in pensione dovranno restare al lavoro diciotto mesi o un anno in più, ai più ricchi non viene chiesto nemmeno un centesimo mentre si ipotizza un risultato tutto da dimostrare (8 miliardi di euro) dalla lotta all'evasione. Il clima nel Paese è pesante: c'è tanta sfiducia, tanta rabbia insieme a tanta rassegnazione.

La crisi morale che sta coinvolgendo pezzi di mondi diversi, potenti e mezze calzette, uniti nell'idea di poter fare e disfare a proprio piacimento, produce indignazione ma anche, e forse di più, disgusto e distanza dalla politica e dalle istituzioni. E' come se la crisi e il disfacimento del berlusconismo stessero infettando l'insieme del sistema politico.

Credo che a questo rischio sia necessario reagire. Come? Intanto non dando per scontato che Berlusconi e il suo Governo siano già usciti di scena. La difficoltà del centrodestra è strutturale e profonda, le divisioni sono serie e non con i cosiddetti "finiani". Berlusconi ha fondato il Pdl come il partito del leader ma il suo carisma sta scolorendo e le riforme non si realizzano perché il premier non ha nessuna intenzione di toccare privilegi e rendite di posizione in quei ceti sociali e aree geografiche che gli hanno garantito il consenso elettorale.

Allora, intanto il compito del centrosinistra, del Pd e delle opposizioni, credo sia innanzitutto quello di denunciare e rendere sempre più visibile il fallimento di questa destra, brava a promettere miracoli ma incapace di risolvere i problemi. Altro che "governo del fare", questa destra sta facendo danni al Paese, sotto ogni profilo. Battere il Governo e mandare a casa Berlusconi è il prerequisito per aprire una fase nuova. E poi? Non mi entusiasma il gioco delle formule: larghe intese, governo di transizione, così via.

Ripeto: il Governo è lì, fa danni per l'Italia ma non è detto che ciò produca una crisi politico-istituzionale. Il rischio del galleggiamento, di una maggioranza forte nei numeri ma debole nell'azione è molto evidente. Per questo vedo la necessità di irrobustire il profilo della nostra opposizione, anche perché - come si è visto nei casi Scajola, Brancher, Cosentino e sulla stessa vicenda delle intercettazioni e della manovra - solo un'azione determinata del Pd è in grado di acuire le contraddizioni e le difficoltà della maggioranza e accelerare la chiusura della stagione politica berlusconiana. Se e quando si dovesse produrre un fatto traumatico, un'emergenza, allora si verificheranno se ci sono le condizioni per arrivare a nuove elezioni in maniera utile al Paese.

C'è la crisi economica e sociale, non sono state fatte le riforme istituzionali necessarie a rendere il sistema politico di questo Paese più efficiente e moderno: se si creerà lo spazio per aprire una fase davvero nuova nella vita politica italiana nell'interesse generale della nazione, certo non sarà il Pd a sottrarsi. Ad una condizione che nell'Assemblea Nazionale di maggio è stata condivisa da tutto il partito: che si lavori dentro una strategia che punta a consolidare il bipolarismo italiano.

Contrastare il populismo e il plebiscitarismo che la stagione di Berlusconi ha enfatizzato a livelli insopportabili non può significare mettere indietro le lancette dell'orologio e tornare ad un sistema politico in cui le maggioranze e i governi si fanno dopo le elezioni, affidandosi alla sapiente negoziazione dei partiti. Non è così che si batte l'antipolitica. Serve un bipolarismo maturo, che restituisca pienamente ai cittadini la possibilità di scegliere gli eletti, le maggioranze, i governi, potendo giudicare tra programmi e visioni alternative.

La strada davanti a noi è ancora difficile, irta di ostacoli alcuni ancora non prevedibili, proprio per la crisi evidente del Pdl e del centrodestra. Ma anche per affrontare imprevisti e accelerazioni possibili bisogna avere una bussola che non ci faccia perdere di vista la meta della costruzione di un progetto riformista per l'Italia".

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